Panel 37 / SIAC 2025

Lotte, trasformazioni e “mondi possibili” nei contesti della salute mentale

Panel 37 / Quinto Convegno Nazionale SIAC “SPERARE / DISPERARE / DESIDERARE”

Matera, 25-27 settembre 2025

Proponenti: Massimiliano Minelli (Università di Perugia)

Abstract

La ricerca antropologica nel campo della salute mentale, attraverso visioni comparative e sensibilità enografiche per le quotidiane “politiche dell’esperienza”, può avere una valenza strategica al fine d’immaginare nuove strategie d’intervento e porre interrogativi all’ordine sociale, soprattutto quando ad essere esplorati sono i processi di produzione della soggettività in scene concrete. In effetti, in differenti modi locali, il riconoscimento della sofferenza sociale nelle sue molteplici forme e l’impegno per il suo superamento alimentano iniziative che implicano un’accentuata riflessività rispetto alle componenti della persona, alla capacità umana di agire e al posizionamento politico degli attori della cura. In arene conflittuali, attese, desideri e speranze di cambiamento dei territori e delle forme di vita richiedono spesso ai protagonisti delle pratiche di guarigione di invertire l’ordine degli eventi e d’intervenire criticamente sui rapporti di forza che sostengono e alimentano i mondi abitati, fatti di consuetudini, ma divenuti ormai alieni e inabitabili per molti. D’altra parte, nelle risposte standardizzate e medicalizzanti di molti assetti istituzionali della psichiatria, la gestione aziendale, la burocratizzazione degli apparati e la medicalizzazione della vita quotidiana vanno nella direzione di naturalizzare, de-socializzare e individualizzare i problemi di cui le persone si occupano ogni giorno. Il panel cerca d’interrogare i rapporti sociali, le pratiche quotidiane e i “saperi minori” che in diverse realtà della salute mentale sfidano le spinte all’omologazione ed elaborano approcci innovativi alla valorizzazione dell’alterità nelle politiche della cura. I cambiamenti necessari a produrre la salute come bene comune sono infatti legati alla possibilità di creare altri “modi possibili” affinché collettivamente si possano immaginare e costruire relazioni alternative e modi di prendersi cura di sé e degli altri. In questi scenari complessi, desiderio e speranza sono sentimenti che possono restare intrappolati in forme di conoscenza centrate sull’individuo e sottratti allo scambio e al confronto sociale; se vengono invece riconosciuti come espressione di istanze collettive, possono attivare processi di cambiamento essenziali per sostenere reti alternative, nuove relazioni di reciprocità e processi di trasformazione. Su queste contraddizioni e questi potenziali d’azione il panel cerca di riflettere e avviare un confronto ampio e interdisciplinare.

Keywords: politiche della cura, desiderio, incertezza, conflitto, incorporazione

Lingue accettate: Italiano / English / Français

 

Sessione Unica

Venerdì 26/9/25, ore 17.30-19.15, aula A012, piano terra

Lavinia Consolato (lavinia.consolato1994@gmail.com) (Università di Modena e Reggio Emilia), Democrazia come speranza per la Salute Mentale: pratiche di resistenza nelle comunità terapeutiche

Basandomi sull’esperienza di ricerca etnografica in una comunità terapeutica in Italia e sulle pratiche del Progetto Visiting nato nel 2012, le riflessioni si concentreranno sulle pratiche relazionali e le forme della democrazia agita o percepita.  Tra strategie efficaci e tattiche temporanee, le pratiche di salute mentale mettono in mostra l’alternativa salvifica al malessere che serve per innescare alleanze terapeutiche. In questo contesto, si può dimostrare come l’antropologia possa essere applicata come strumento per sciogliere la crisi della presenza dell’Altro, che sia paziente o lavoratore, per reintegrare la voce dell’escluso dentro l’ordine del discorso. All’interno delle pratiche di salute mentale, la speranza ha un ruolo vitale, così come la disperazione che permea il servizio: i membri dell’équipe della comunità si separano organicamente dal corpo del CSM, con una crisi della presenza. Risulta evidente che i servizi sono luogo di una triplice sofferenza: quella dei pazienti, dei lavoratori in burnout e del servizio stesso sempre più povero.

Franco Lai (fmlai@uniss.it) (Università di Sassari), Lo spavento come Culture Bound Syndrome, tra cultura popolare e cultura di massa

Lo spavento nell’antropologia italiana della seconda metà del Novecento è stato studiato sia in un contesto italiano, sia in un contesto latino-americano. Fabio Dei nel suo manuale ha dedicato a questo tema una particolare sezione inserendo il “susto” nelle Culture Bound Syndromes. In Sardegna il tema dello spavento è stato studiato da Clara Gallini negli anni Settanta e in un contesto latino-americano da Alessandro Lupo e Italo Signorini negli anni Ottanta; più di recente da Domenico Branca e Paola Mancosu sempre in ambito latino-americano. Il complesso dello spavento (in sardo-campidanese “assustu”) era ancora assai vivace nella Sardegna contadina negli anni Sessanta ed è stata studiata da Gallini ancora nel vivo della sua operatività e con le procedure terapeutiche previste. Tale complesso costituisce uno dei miei ricordi di infanzia di bambino degli anni Sessanta nato in un paese dell’interno.

Massimiliano Minelli (massimiliano.minelli@unipg.it) (Università degli studi di Perugia), Desiderio, conflitto e metamorfosi in una esperienza di salute mentale comunitaria in Brasile

Il paper propone un’antropologia politica delle recenti trasformazioni attraversate da servizi e istituzioni della rete di attenzione psicosociale (RAPS), in due città di medie dimensioni dell’interno dello Stato di Sao Paulo (Brasile) – un distretto amministrativo che ha iniziato a ridefinire la rete di salute mentale tra la fine degli anni Novanta e il primo decennio Duemila e che, in anni recenti, dopo essersi consolidato, ha subito pressioni e tagli consistenti –. Il contesto è analizzato nelle sue coordinate, in rapporto alle classificazioni e alle prese in carico tra psichiatria e ordine pubblico, considerando i mutamenti della povertà e della “marginalità avanzata”, fra spazi amministrativi e politiche urbane. La costruzione di spazi di riconoscimento, azioni di cura e di promozione della salute è presa in esame attraverso una etnografia di nuove pratiche di salute collettiva fra conflitti, aspettative e proiezioni verso scenari futuri. Le possibilità di sviluppare la vita come progetto individuale, in equilibri modellati sulle aspettative di recovery, da parte dei pazienti, si combinano con istanze collettive che puntano a mobilitare le capacità di agire in un processo alimentato dal desiderio e dalla volontà collettiva, coinvolgendo attori molteplici, al fine di sperimentare nuovi processi di lavoro e investire sulla creatività, per sottrarsi alla crescente medicalizzazione e agli automatismi burocratici di rigide politiche sanitarie.

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