Speranze e disperazione di/in un corpo che cambia
Panel 28 / Quinto Convegno Nazionale SIAC “SPERARE / DISPERARE / DESIDERARE”
Matera, 25-27 settembre 2025
Proponenti: Marzia Mauriello (Università di Napoli L’Orientale), Flavia Cuturi (Università di Napoli L’Orientale)
Abstract
Il corpo si è fatto progressivamente un altro noi o altro da noi (Le Breton 1990). Storicamente terreno su cui i principi di giusto e sbagliato sono iscritti, il corpo è un luogo su cui esercitare potere in varie forme (Foucault 1977), ma anche attraverso il quale esercitare potere e aprire spazi di agency. Se un corpo conforme è un corpo in linea con ideali, significati e canoni normativi, etici ed estetici che ne definiscono la giustezza, spesso coesistono differenti e conflittuali immaginari che definiscono corpi in/desiderabili. Tali immaginari influenzano emozioni e soggettività, ma possono anche essere modificati e reinventati dai soggetti, in linea col gioco delle identità e le dinamiche di auto ed etero-riconoscimento. Il panel intende riflettere sui modi in cui il corpo, in quanto locus di trasformazioni agite e subite, si fa carico di speranze, desideri, delusioni e disperazione. In quali e quanti modi il corpo si trasforma e in relazione a quali processi socioculturali, storici, a quali immaginari, desideri e fallimenti? In che modo le trasformazioni dei corpi incidono sulla costruzione della soggettività? Come le moderne tecnologie agiscono sulle trasformazioni del corpo? Alcuni possibili temi: tecniche mediche e chirurgie corporee; corpi trans e queer; corpi e sport; corpi materni/corpi fecondi; corpi e diete/disturbi alimentari/misure del corpo; corpo e invecchiamento; corpo e generazioni; corpo e social media; corpi migranti ed estetiche egemoniche.
Keywords: corpo, speranze, trasformazione, riconoscimento, desiderio
Lingue accettate: Italiano / English
Sessione I
Venerdì 26/9/25, ore 9.00-10.45, aula B002, piano terra
Flavia Cuturi (flaviagcuturi@gmail.com) (Università di Napoli L’Orientale), Tornare oggi a riflettere con gratitudine su Nude e crudi di Sandra Puccini
Nel 2009 veniva pubblicato Nude e crudi. Femminile e maschile nell’Italia di oggi di Sandra Puccini, un libro che lessi con grande coinvolgimento e immedesimazione rispetto alle argomentazioni e riflessioni che offriva sulle trasformazioni delle rappresentazioni dei ruoli del femminile e del maschile nella cultura italiana contemporanea. Per anni l’ho proposto alle mie studentesse e ai miei studenti, convinta che il tipo di documentazione, di capacità riflessiva e narrativa li potesse spingere a sentirsi coinvolti in una urgente presa di coscienza critica sulla complessità “pubblica” e non solo privata della costruzione dei generi. In realtà in quel lavoro tanto mirabile quanto raro, mi sono lasciata condurre felicemente in “un viaggio nelle immagini, nella scrittura e nell’immaginazione” (p. 167), per me tanto significativo in quanto parte di una ricerca “pubblica” e “privata” mai da me veramente realizzata, ma attivamente sedimentata attraverso il vivere e l’esperire quotidiano. In questo intervento vorrò mostrare gli aspetti socio-predittivi del lavoro di Sandra Puccini per ciò che si riferisce agli usi e alle manipolazioni dell’immagine e degli immaginari dei corpi alla luce dell’amplificazione e differenziazione dei sistemi di comunicazione, delle piattaforme di condivisione delle esperienze di sé e degli altri, e allo spazio “offerto” alla loro “strumentalizzazione” socio-politica.
Cecilia Noccioli (cecilianoccioli@yahoo.it) (Università di Perugia), Vissuti di un corpo che cambia. Esperienze di assistenza ostetrica extraospedaliera nel nord della Sardegna
Il presente contributo nasce da un lavoro di ricerca di due anni accanto ad un’ostetrica domiciliare, Luisa Selva, in Sardegna. Qui, con un certo ritardo rispetto al “continente”, vi è stata una graduale estromissione delle ostetriche dalla scena del parto insieme all’espropriazione delle donne dal proprio corpo, dovuto all’imporsi del modello bio-medico ospedalizzato. Dalla ricerca emergono, seppur in un ambiente molto di nicchia e lontani dalle pratiche dominanti, spazi possibili di agency per le donne, che rovesciano i ruoli e rivendicano il primato dei vissuti corporei sul dato oggettivo della tecnologia diagnostica, ed una figura di ostetrica che costruisce intenzionalmente la propria professionalità, cercando di affrancarsi da una visione organicista del corpo e dalla ritualità biomedica. Al contrario di quanto succede in ospedale, Luisa cerca di intervenire meno possibile al momento del parto, lasciando che siano le sensazioni della donna a guidare il travaglio, diventando così una “guardiana del parto”. In tale contesto, al contrario dal modello dominante centrato sulla minimizzazione del rischio statistico, il parto emerge nella voce delle intervistate come momento trasformativo della persona, in cui la donna esplora i propri limiti, le proprie paure, ed incontra le risorse “per farcela”.
Martina Padovani (martina.padovani@mail.mcgill.ca) (McGill University), Whispers of possibility: critical phenomenology and the multisensory practice of hope in later life
This paper examines the practice of hope as it emerges in the context of “Breaking the Silence,” a collaborative, arts-based research-creation project designed to understand first-person experiences among older Jamaican adults. Drawing upon a critical and narrative phenomenological framework (Mattingly 2010, 2019), we explore how aesthetic and sensorial engagements in creative dance workshops, as moral laboratories (Mattingly 2014), materialize forms of collective agency and futurity that challenge biomedical and ageist discourses. Hope, as a situated praxis which is fragile, negotiated, and temporally layered, unfolds in the interstices of embodied performance, social memory, and intersubjective encounter. Central to our analysis are two ethnographic vignettes: “Hazel Scarf” and “Que será, será”. Drawing from immersive participation and binaural audio ethnography, they function as what Mattingly (1998) terms “healing dramas”, ethically charged events that catalyze reflection, refiguration, and reimagining of the aging body. In the first instance, Heater, a participant, reclaims spatial presence through the sensual motion of a red silk scarf, disrupting the sedimented imaginaries of elderliness as passive and declined. Her dance becomes a generative act of expressive agency that can be considered a tactical appropriation of the space and time. The second vignette captures a fleeting auditory collectivity: the whispered chorus of “Que será, será,” sung by a group of women. Rendered audible only through binaural recording technologies, the moment indexes a covert sonic kinship: an ephemeral act of shared desire and joy that challenges the presumed inaudibility of aging.
Denise Pettinato (denise.pettinato@unimi.it) (Università di Milano La Statale), (S)oggetti del mestiere. Il corpo a lavoro tra ambizione, disillusioni e trasformazioni
Tornando alla relazione tra corpo, senso-motricità e cultura materiale (Warnier 2005) e insistendo sul legame tra lavoro e soggettività (Julien 2001), questo contributo esplora il rapporto tra corpo e spazi-tempi-oggetti del lavoro, per analizzare i processi d’incorporazione, soggettivazione (Warnier & Bayart 2004) o resistenza creativa all’opera in questi “corpo a corpo” (Julien & Warnier 1999). Diversi studi hanno trattato il tema del corpo a lavoro (Hoarau 2004; Jeanjean 2004; Gibert 2024) anche evidenziando le trasformazioni all’opera a contatto con la materia (Julien & Rosselin 2003; Rosselin-Bareille 2017) oppure la relazione tra sensi e savoir faire (Rosselin-Bareille & Lalo 2023). La riflessione trae spunto da una ricerca dottorale svolta in un wine resort nel Chianti, dove ho preso in considerazione il lavoro delle cuoche e delle cameriere ai piani dal punto di vista del corpo e della cultura materiale. Talvolta il contatto con la materia si configura come una “danza con le cose” (Kauffmann 1997) e con altri corpi – quelli dei clienti e dei colleghi – ma altrove esso assume le sembianze di uno “scontro”. Le traiettorie di vita delle lavoratrici (aspirazioni o disillusioni, dinamiche legate alla migrazione o all’età) s’intrecciano inevitabilmente al loro mestiere. Come cambiano i corpi? E come si comportano i corpi che cambiano alle prese con lo stesso mestiere? Come s’impara ad “aggiustare” il corpo a contatto con gli altri? E che influenza hanno queste trasformazioni sulla soggettività?
Chiara Picinotti (c.picinotti@campus.unimib.it) (Università di Milano – Bicocca), Corpi esposti. Intimità, desideri e lavoro nei processi di trasformazione digitale
Questo contributo esplora le trasformazioni corporee e identitarie nei contesti di produzione digitale, con particolare riferimento alle piattaforme di content creation erotica e alla ridefinizione dei confini tra lavoro, desiderio e intimità. Partendo da un’etnografia in corso tra creator attiv3 su OnlyFans, l’intervento si concentra sui modi in cui i corpi vengono modellati attraverso pratiche quotidiane di esposizione, performance e cura, all’interno di un’economia dell’attenzione e del desiderio fortemente mediatizzata. In questi ambienti, la soggettività si articola tra strategie di visibilità e sovraccarico emotivo, tra agency e pressione algoritmica, tra speranze di autodeterminazione sociale e economica e il rischio di nuove forme di alienazione. Il corpo diventa così un nodo instabile: luogo di investimento affettivo e di produzione di valore, ma anche superficie vulnerabile a giudizi, desideri, leggi di mercato e automatismi tecnologici. L’analisi mette in luce come le trasformazioni corporee non siano mai soltanto individuali, ma inscritte in processi relazionali e politici più ampi, che intrecciano emozioni, economie digitali e aspettative di riconoscimento. Attraverso la lente della corporeità digitale, il contributo intende riflettere su come speranze e delusioni si articolino nel quotidiano di chi lavora (con) il proprio corpo online, interrogando le condizioni materiali ed identitarie dell’esistenza in ambienti ipermediati.
Sessione II
Venerdì 26/9/25, ore 11.15-13.00, aula B002, piano terra
Zelda Alice Franceschi (zelda.franceschi@unibo.it) (Università di Bologna), Il corpo della nazione. Il corpo delle donne. Il corpo delle giovani indigene. Controllo della natalità e della violenza nel Chaco argentino
Dal 2017 in Argentina è attivo PLAN ENIA, un programma che mira a prevenire le gravidanze indesiderate nelle adolescenti di tutto il Paese attraverso l’accesso gratuito ai metodi contraccettivi. In questo paper mi propongo di riflettere su come il PLAN ENIA influenzi la vita delle giovani adolescenti wichís e le traiettorie delle donne – attraverso i loro corpi – di Misión Nueva Pompeya (Chaco, Argentina): il loro rapporto con la gravidanza, con le situazioni di violenza domestica, comunitaria e ostetrica, con le situazioni di violenza locale da parte della popolazione creola. Nello specifico, le giovani ragazze indigene a partire dai 12 anni possono “ricevere” (da sole o accompagnate da amici e familiari) un impianto sub-dermico nel braccio che impedisce la gravidanza per tre anni. Verranno esaminate alcune testimonianze di madri e giovani che ora fanno parte del Movimento Indigeno per il Buen Vivir, per riflettere sull’impatto familiare, comunitario e sociale di questo Piano sui corpi delle donne e sul corpo della nazione. I temi e le parole chiave sono quelli della percezione della violenza, della percezione del corpo, del controllo dei corpi, dei movimenti indigeni (femministi ma non solo).
Federica Pieristè (federica.pieriste@uniroma1.it) (La Sapienza Università di Roma), Corpi in sfida: speranze e contraddizioni nelle pratiche di dimagrimento alle Isole Cook
Alle Isole Cook, come in molte regioni del Pacifico, il corpo grasso ha subito negli ultimi decenni una profonda riconfigurazione semantica: da simbolo di abbondanza, benessere e prestigio sociale a indicatore di trascuratezza, rischio sanitario e colpa morale. Questa mutazione riflette l’impatto crescente degli immaginari neoliberali globali sulla salute, la bellezza e la responsabilità individuale. In tale contesto, le “6-week challenges” – programmi intensivi di esercizio fisico e dieta offerti più volte l’anno a Rarotonga – si configurano come dispositivi attraverso cui i soggetti cercano di trasformare il proprio corpo, ma anche di riconquistare agency, rispettabilità e desiderabilità.
Silvia Barberani (silvia.barberani@unimib.it) (Università di Milano – Bicocca), CORPI IN trasFORMAzione. Pratiche corporee e processi di costruzione della soggettività in palestra
La palestra e le pratiche corporee agite dagli utenti al suo interno rappresentano uno spazio di osservazione privilegiato dei processi di messa in forma dei corpi, luoghi di trasformazioni e di resistenza. A partire da un’etnografia condotta in una palestra del nord Italia, cercherò di mostrare come attraverso l’allenamento, l’adesione a specifici regimi alimentari e il ricorso a dispositivi di monitoraggio (cardiofrequenzimetri, applicazioni per il computo calorico, dispositivi di self tracking, misurazioni plicometriche, ecc.) i praticanti elaborino significati sociali non interpretabili esclusivamente come l’esito di immaginari forgiati altrove — mercato, etica neoliberista, senso comune, modelli estetici egemonici— ma come spazi di riappropriazione del corpo in cui diventano possibili processi di soggettivazione talvolta resistenziali rispetto a quelli dominanti. In particolare, mi soffermerò sul processo di costante negoziazione degli utenti dell’ambigua categoria di “benessere”, promossa nell’ambito del fitness, in cui confluiscono due rappresentazioni del corpo, apparentemente antitetiche: il corpo olistico, veicolato dall’imperativo del “sentire il corpo” attivato dalle pratiche corporee e il corpo frammentato, funzionale all’esercizio che scompone il corpo e i suoi movimenti in gruppi muscolari, gesti e ripetizioni. A partire dagli esiti della ricerca etnografica cercherò di mostrare come il corpo forgiato dall’esercizio, regolamentato dalle pratiche dietetiche e soggettivamente appropriato come corpo in forma, segno del valore personale, divenga un luogo di scoperta, sperimentazione e appropriazione di sé che può aprire uno spazio alla sovversione delle regole e ad alcune forme di resistenza.
Samuel Lazar (521313@mail.muni.cz) (Masaryk University), The Inevitability of Change: Hopes and despairs of people labeled as “disabled” in the context of Czech republic and Slovakia
This talk offers a look at how people labelled as “disabled”, perceived as non-compliant to the “standards”, whether from the birth, or achieved later in life, experience the hopes, despairs and other emotions when faced with the structures that deemed them “disabled” in Czech republic and Slovakia. Throughout the seven years I have been volunteering and researching in a foundation focused on the inclusion and social rehabilitation of people labeled as “disabled”, several processes generated hope, as well as despair, for all the social actors present. Disability is often institutionally defined as a “disadvantage”, which comes from the impairment of a person, when faced with their social environment. It can be seen as a state of non-compliance to the ideas of what a normative body, or a normative mind should be. Emotions like hope, despair, and pity play an important role when faced with non-compliance to these ideas. The argument of the “inevitability” of the state of disability, coming from “temporal able-bodiedness” (Kafer 2013), shows that the view of “compliance” is not adequate, since, sooner or later, everyone will become non-compliant. The thesis is to suggest a change in the outlook on what a person should be, to be considered “abled”, toward a dynamic of recognition, in order to look at who the person is and consider their qualities individually.
Amedeo Boros (amedeo.boros@unipd.it) (Università di Padova), Speranza e desiderio oltre il corpo con-forme. Orizzonti culturali dei Disturbi dell’Alimentazione nella loro interpretazione come Culture Bound Syndromes
Il cibo ed il suo consumo sono al centro di complesse dinamiche culturali, sociali e simboliche, che giocano un ruolo fondamentale nelle relazioni delle persone fra loro, e con i loro contesti di vita. I modelli alimentari sono elementi che dominano le nostre esistenze fin dai primi giorni di vita, a partire dai quali, le comunità istruiscono i propri membri ai codici di adeguatezza alimentare. Questi proiettano i loro effetti normativi sull’adeguatezza delle persone, dei loro corpi, dei loro desideri, del loro futuro. In taluni casi, il rifiuto della conformità alle regole dell’alimentazione è manifestazione di una sofferenza psichica che dà luogo alle patologie incluse nei cosiddetti “Disturbi dell’Alimentazione” (DA). Ci siamo confrontati con professionisti e professioniste impegnate nella cura di persone con un DA, oltre ad approfondire la letteratura antropologica dedicata all’argomento, per cercare di individuare alcune cornici culturali di queste sofferenze, legate al cosiddetto “mondo occidentale”. Fra i tanti nodi emersi nella ricerca, particolarmente interessanti sono quelli affrontati nel paper/contributo, legati ai temi di speranza e desiderio, a partire dal ruolo che giocano per le/i pazienti e i loro familiari.
