Panel 25

Persone senza casa, casa senza politiche. L’antropologia alla prova dell’abitare / People without home, home without policies. Anthropology faces housing issues

Panel 25 / Quarto Convegno Nazionale SIAC “Il ritorno del sociale”, Sapienza Università di Roma, 21-22-23 settembre 2023

Proponenti: Sabrina Tosi Cambini (Università di Parma), Massimo Bressan (Iris)

Abstract

La prospettiva funzionalista che ha sorretto lo sviluppo urbano, in stretta connessione con le economie e le politiche capitaliste e neoliberiste, ha impresso un doppio moto intorno all’abitare, contemporaneamente relegandolo al bisogno di mero riparo, e trasformandone l’elemento centrale, la casa e il suo sito, in merce. Intorno all’abitare si tessono storie di violenza strutturale e di sofferenza sociale, ma anche di Movimenti che lottano per il diritto alla città e alla casa. Questi Movimenti con le loro rivendicazioni e riappropriazioni ci mostrano l’intreccio fra le trasformazioni urbane (pensiamo ai vuoti lasciati dal declino della produzione industriale, ai cambiamenti funzionali di interi isolati), il dissolvimento della solidarietà e l’espulsione di fasce della popolazione (rifugiati, immigrati, “nuovi poveri”), la depoliticizzazione del sociale. Dentro la questione abitativa, dunque, si può trovare il cuore delle schizofrenie statuali e finanziarie, un inventario di contraddizioni sociali, forze oppressive, atti resistenti, quello che Madden e Marcuse (2016) hanno definito il potenziale di emancipazione. Si invitano i partecipanti a presentare contributi che entrano etnograficamente in queste contraddizioni contemporanee, nella costruzione di esperienze di iniziativa collettiva, partecipazione politica, nella emersione di proposte resistenti e trasformative, assieme a riflessioni sulle prospettive e le pratiche antropologiche, anche a livello metodologico.

Keywords: housing, abitare, mobilitazione, diritto alla città, ri-politicizzazione

Lingue accettate: Italiano / English

 

Sessione I

Venerdì 22/9/2023, ore 11.15-13.00, aula Supino Martini, Terzo piano

Osvaldo Costantini (osvaldo.costantini@uniroma1.it) (Sapienza Università di Roma), Noi siamo la rigenerazione urbana. Note antropologiche sul Museo Abitato di Metropoliz a Roma

Il bene casa viene sempre più traslato nella dimensione del valore di scambio e sottratto dal livello esistenziale del valore d’uso: gli affitti turistici e le dinamiche di finanziarizzazione degli immobili si intrecciano con bassi investimenti in Edilizia Residenziale Pubblica, innalzando i prezzi dell’affitto. A Roma, la popolazione migrante, svantaggiata nel mercato del lavoro, affronta il problema storico della città: la carenza di case. Ma si inserisce anche in una altrettanto storica forma di lotta nella capitale, quella dell’occupazione di immobili. Nel 2009 un gruppo di persone occupa una ex fabbrica abbandonata sulla Prenestina. Nel 2012 al suo interno nasce il Museo dell’altro e dell’Altrove, una esperienza unica nel mondo presente sulle guide turistiche della città, nonostante la sua illegalità (Augè lo ha definito un super-luogo). Oggi Metropoliz è sotto uno sgombero imminente: o il comune lo compra entro sessanta giorni oppure va restituito alla proprietà che ha già ottenuto diversi risarcimenti  per il mancato utilizzo. Il paper intende illustrarne il funzionamento interno, le dinamiche di gestione della trattativa e ragionare sulla contrapposizione tra diritto proprietario e diritto alla casa, alla città, esplorando le diverse rivendicazioni di occupanti e militanti ivi compreso quello del recupero delle aree abbandonate per non favorire l’ulteriore consumo di suolo e la speculazione edilizia.

Fabiola Midulla (fabiolamidulla@gmail.com) (Università di Napoli L’Orientale), La segregazione abitativa a Roma. Il caso del “Selam Palace”

Lo svantaggio abitativo dei migranti ha caratterizzato la storia delle migrazioni in Italia fin dai suoi albori, al punto da essere stato spesso rimarcato come uno tra gli aspetti più critici e controversi dell’inclusione di questa parte della popolazione e, al contempo, uno degli ambiti più rilevanti della sua discriminazione (Agustoni e Alietti 2013, Arbaci 2007, Ponzo 2010, Tosi 2017). Tale subalternità abitativa contribuisce alla creazione di condizioni per l’emergere di veri e propri processi di segregazione residenziale socio-spaziale: una delle forme materiali e simboliche attraverso cui la “razza” – in quanto categoria sociopolitica – si articola negli spazi e nei tempi di una società, nelle forme di un’inclusione differenziale di una parte della popolazione. A partire da tali presupposti, l’obiettivo del presente saggio è contribuire a una riflessione sul concetto di segregazione abitativa nel contesto italiano analizzandone le caratteristiche e, a partire da un caso studio nella città di Roma, verificandone l’utilizzabilità e le specificità. Attraverso un approfondimento empirico sul Selam Palace, un’occupazione a scopo abitativo portata avanti da una comunità di migranti, tenterò di illustrare come questo sia un esempio di materializzazione della segregazione abitativa dei migranti nel territorio romano e, allo stesso tempo, una rivendicazione di un diritto alla casa e a un abitare degno che tale condizione abitativa subalterna nega a una parte della popolazione.

Giacomo Pozzi (giacomo.pozzi@iulm.it) (IULM), Piaghe e pieghe dell’abitare informale. Un antropologo tra gli architetti ad Alto da Bomba (Mindelo, Capo Verde)

L’arcipelago di Capo Verde è caratterizzato da una povertà strutturale. Pur essendo considerato un caso di successo nel contesto africano, principalmente per la sua stabilità politica, ampia parte della popolazione è soggetta a diverse forme di vulnerabilità, in particolare abitativa. Ciò è particolarmente vero per quanto riguarda i contesti urbani, quali Praia, la capitale, e Mindelo, seconda città dell’arcipelago. A partire da una ricerca etnografica iniziata nel 2020 e tuttora in corso ai margini della città di Mindelo, nello specifico nel quartiere autocostruito Alto da Bomba, il paper propone un’analisi del programma Outros Bairros, finanziato dal Ministero delle Infrastrutture, della Pianificazione Territoriale e dell’Edilizia Abitativa del Governo di Capo Verde tra il 2018 e il 2020 con il fine di riabilitare a livello infrastrutturale, ma di conseguenza anche sociale e politico, tre quartieri informali alla periferia di Mindelo, con cui ho collaborato attivamente. Il progetto, sebbene rimasto incompleto, ha mostrato le potenzialità di un’urbanistica relazionale e della sospensione del Piano a favore dell’ascolto dei bisogni, dei desideri e delle necessità degli abitanti. L’equipe di architetti, artisti, designer, agronomi, attivisti, sociologi che ha implementato il progetto ha avuto modo di rivedere il proprio ruolo di pianificatore e il proprio modo di agire, promuovendo una visione originale dell’urbano, tra le piaghe e le pieghe dell’abitare informale.

Gloria Zuccaro (gloriazuccaro251280@gmail.com) (Centro diaconale La Noce, Palermo); Elisabetta Di Giovanni (elisabetta.digiovanni@unipa.it) (Università di Palermo), Persone senza casa nella coprogettazione dell’abitare: traiettorie di una questione multidimensionale

Il contributo propone alcune riflessioni sul concetto di “abitare”, frutto dell’osservazione condotta nel contesto del polo diurno e notturno per l’accoglienza di soggetti fragili in povertà sociosanitaria, all’interno di un progetto di housing sociale gestito dal Centro diaconale La Noce e dall’Agenzia Sociale per la Casa del Comune di Palermo, al fine di potenziare i servizi sociali territoriali per i senza dimora. Com’è noto, povertà e disagio abitativi sono concetti che richiamano dimensioni non meramente connesse alla casa e all’abitare: questi ultimi costituiscono solo una delle tante facce di un prisma ricco di sfaccettature che ingloba le condizioni di vita di individui e di famiglie. Dalle narrazioni delle storie di vita raccolte, l’abitare uno spazio o una relazione ha talvolta restituito il senso inatteso di limite, confine, conflitto. L’aspetto più significativo della ricerca è quello di un intervento multidimensionale che va oltre il supporto di esclusiva natura assistenziale.  In tale ottica, l’osservazione ha evidenziato la metafora della casa come una tessera di un puzzle incompleto. L’implementazione di nuove metodologie di intervento, costruite e attuate di concerto fra l’amministrazione comunale, il terzo settore e i cittadini nello specifico ambito del disagio abitativo, ha determinato la necessità di porre grande attenzione all’approccio metodologico, alla modellizzazione e all’implementazione delle procedure di intervento.

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