Antropologia al museo: speranze e desideri tra ferite e sconfitte
Panel 25 / Quinto Convegno Nazionale SIAC “SPERARE / DISPERARE / DESIDERARE”
Matera, 25-27 settembre 2025
Proponenti: Salima Cure (Ricercatrice indipendente), Sandra Ferracuti (Università della Basilicata), Emanuela Rossi (Università di Firenze)
Abstract
Come si declina la dialettica tra speranza/disperazione/desiderio nelle pratiche contemporanee di curatela critica, nelle etnografie e nelle analisi antropologiche dei processi che interessano oggi collezioni e allestimenti museali? Da un lato vogliamo sondare l’opportunità per gli antropologi di “restare a contatto con il problema” delle drammatiche ferite sociali e ambientali che attraversano il globo (Haraway 2020) utilizzando gli allestimenti museali ed etnografici come ambito di ricerca-azione per la condivisione di esperienze e saperi e la costruzione di nuovi progetti di convivenza. Dall’altro lato, vogliamo riflettere sulle sconfitte maturate dalla disciplina in ambito museale, non solo alla luce delle critiche postcoloniali ma anche dell’apparente irrilevanza attribuita alle proposte innovative della museologia critica d’impianto antropologico a favore di una progressiva “artificazione” delle collezioni d’interesse socio-culturale. Il panel accoglie contributi che analizzino, alla luce del concept del convegno, specifici casi di pratiche museografiche, che diano conto di etnografie di allestimenti o di prospettive museologiche innovative d’impianto antropologico-culturale. Ai partecipanti chiederemo di associare al proprio intervento un oggetto emblematico della propria proposta, al fine di ancorare problematiche, speranze e delusioni che la disciplina incontra nel panorama museale alla materialità delle cose e alla loro potenzialità di attivare inedite relazioni riflessive nello spazio fisico del museo.
Keywords: antropologia museale, resistenza, rappresentazione, materialità
Lingue accettate: Italiano
Sessione Unica
Venerdì 26/9/25, ore 9.00-10.45, aula C003, piano terra
Erika De Vivo (erika.devivo@uit.no) (UiT The Arctic University of Norway, Tromsø), Pale eoliche e case di torba: disperazione e speranza nelle mostre Sámi del Museo Universitario di Tromsø
Vito Lattanzi (vito.lattanzi@cultura.gov.it) (MuCIV / Università di Perugia), Del museo dei mondi possibili
Nei musei che conservano raccolte etnografiche il patrimonio si è rivelato essere un grumo di eredità contestate ma anche una risorsa utile per affrontare i grandi temi della contemporaneità e del futuro planetario, oggi in bilico tra ripensamenti della centralità dell’umano e ricerca di un equilibrio con la natura multispecie. Alla luce delle sfide ambientali del presente, dobbiamo ripensare le collezioni dei musei di etnografia in termini di archivi di tradizioni viventi, su cui riflettere per costruire un ponte tra le generazioni e condividere una visione culturalmente sostenibile del rapporto con la natura. L’urgenza di tornare ad affrontare con rinnovata sensibilità e spirito critico i problemi della colonialità e i temi legati all’approvvigionamento delle risorse naturali, alla domesticazione, all’agricoltura e all’insieme degli universi simbolici che accompagnano la vita delle diverse comunità, è al centro delle strategie espositive del Museo delle Civiltà, che si è dato come missione quella di calare nella contemporaneità le sue collezioni al fine di raccontare nuove storie e scrutare nuovi orizzonti relazionali. Il problema delle drammatiche ferite sociali e ambientali che attraversano il globo nonché dei rapporti tra antropologia, attivismo e arte contemporanea, sarà affrontato con riferimento specifico ad alcuni progetti del Museo in cui l’autore è stato ed è attualmente coinvolto.
Roberto Lazzaroni (r.lazzaroni2@campus.unimib.it) (Università di Milano – Bicocca), Comunità del desiderio: immaginare il futuro di un museo in tempi di crisi
Quando una crisi colpisce un piccolo museo, può generare ansia per il futuro ma anche speranze condivise alimentate da un desiderio comune. Come può un museo locale con risorse limitate affrontare l’incertezza del presente e del futuro? Questa ricerca etnografica esplora il caso del Museo Etnografico dell’Alta Brianza nel contesto della policrisi, che intreccia crisi istituzionale, carenza di risorse e trasformazioni nel rapporto tra comunità e patrimonio. Per descrivere le dinamiche sociali osservate, ho introdotto il concetto di comunità del desiderio. Questo termine si è rivelato utile per analizzare il modo in cui gruppi non strutturati possono emergere attorno a un desiderio condiviso, senza necessariamente possedere le caratteristiche di una comunità di pratica o di una comunità patrimoniale. La comunità del desiderio offre quindi una prospettiva innovativa per comprendere come la speranza e l’azione possano emergere anche in assenza di legami sociali preesistenti. Nel 2024, un gruppo di giovani volontari ha iniziato a riunirsi per immaginare il futuro del museo. Una mostra autoetnografica ha catalizzato competenze e riflessioni, trasformando la crisi in un’opportunità per ridefinire il ruolo del museo nel territorio. Questo caso di studio mostra come, nelle policrisi contemporanee, il desiderio possa diventare motore di speranza e azione, ridefinendo il ruolo delle istituzioni culturali e delle comunità che vi gravitano attorno.
Antonio Lombardo (antoniolb8036@gmail.com) (Museo Archeologico Nazionale di Taranto – MArTA), I patrimoni culturali contesi. Il caso di Taranto tra narrazioni etnografiche e pratiche di restituzione museale
C’è una storia cosparsa di saccheggi e spoliazioni: opere d’arte, reperti archeologici e altri oggetti identitari sradicati dai contesti di origine e trasferiti in un altrove spaziale e temporale. Ma c’è anche una controstoria, una storia del restituire, dove le speranze del futuro si contrappongono a ferite e ingiustizie del passato. Oggi, i processi di restituzione di oggetti trafugati possono offrire una grande opportunità in ambito museografico e museologico per recuperare memorie, comporre storie e abitare nuove etiche relazionali. In tal senso, il paper propone una riflessione antropologica sugli impatti che una restituzione può produrre nel contesto di ritorno, coinvolgendo musei e comunità attraverso atti partecipativi e narrativi. Esemplare è il caso di Taranto, una città storicamente in bilico con i suoi problemi ambientali, sociali ed economici, che accoglie il rimpatrio di alcuni dei suoi tesori come la Dea Persefone, un’opera di età classica, il cui ritorno diviene mezzo per produrre nuova socialità, nuove ambizioni, nuovi patrimoni. Attraverso un’indagine etnografica si cerca di cogliere il punto di vista di gruppi sociali impegnati nella gestione di stratificati universi simbolici. Questi ultimi diventano spazio di negoziazione per il recupero di valori in un contesto compromesso dall’abbandono e dalla dimenticanza. Interrogare gli oggetti e la storia delle loro relazioni permette, inoltre, di dibattere sul ruolo di un museo archeologico nazionale, il MArTA, la cui sfida è quella di abbracciare una prospettiva antropologica per riconnettersi al territorio urbano più marginale e divenire espressione di un’umanità diasporica su cui la città si poggia.
Mario Turci (mturci1@gmail.com) (Università di Perugia), Per uno sguardo sui tempi recenti e presenti della museologia etnografica, fra disperanza e resistenza
A Firenze, in occasione del convegno di SIMBDEA “Pluralismo, partecipazione, ricerca, restituzione: i ruoli dell’antropologia nei patrimoni culturali” (12-13 giugno), sarà diffuso un volantino a firma di Pietro Clemente, Paolo De Simonis, Claudio Rosati e Mario Turci, che annuncerà l’avvio di una riflessione aperta su sconfitte e resistenze riguardanti, i musei etnografici in Italia, questo il testo: “SCONFITTE E RESISTENZE – Nasce un Seminario Permanente Ambulante dedicato a Gianfranco Molteni. Trovandoci a riflettere sulle molte sconfitte subite e sulle nuove resistenze museali già attive o possibili, abbiamo pensato di allargare il nostro tavolo di quattro sedie, ad uno più ampio, pubblico, aperto. Abbiamo pensato di dedicare il Seminario al lavoro, alle battaglie e ai tanti cantieri aperti da Gianfranco Molteni. Crediamo che una riflessione, confronto e scrittura sulle tante sconfitte subite dai nostri musei, sia un passo necessario per meglio comprendere quegli aspetti che oggi possono offrirsi come utili alle nuove necessarie resistenze. Il seminario prevederà scritture, scambi e tutto quel che si potrà fare”. Sulla linea del volantino/annuncio, l’intervento che propongo avrà lo scopo di promuovere una “anatomia critica” delle sconfitte registrate e, al contempo, presentare alcuni tratti e lineamenti per riflettere su un possibile osservatorio delle passate ed attuali resistenze, la loro genesi e sostanza.
