When the digital despairs: Excluding through the everyday use, non-use and careless use of digital technologies
Panel 24 / Quinto Convegno Nazionale SIAC “SPERARE / DISPERARE / DESIDERARE”
Matera, 25-27 settembre 2025
Proponenti: Giovanna Santanera (Università di Milano – Bicocca), Davide Biffi (Università di Milano – Bicocca)
Abstract
The dominant narrative connects the so-called “digital transition” to the hope for a better future. However, the link between digital technology and addiction, violence, surveillance and exploitation is also clearly emerging. We would like to explore the dark side of digitalization in migration. We are not interested in technologies clearly designed to “despair” (e.g. biometric ones at borders), but in technologies that have another purpose and that are nevertheless used (more or less intentionally) to exercise violence on migrant people. In what ways do violence, exclusion and racism manifest through practices and discourses connected to the digital (such as police headquarters’ selective digitalization, the use of video calls to interview asylum seekers in jail, the necessity to have an account to access certain rights, the use of apps in the labor supply chain)? We welcome contributions that ethnographically explore violent, frustrating, inconclusive, incomprehensible, digitally-mediated encounters between migrant people and institutions in Italy or elsewhere, to reveal the subtle, oblique and continuous ways in which the use (or non-use, or purposefully “wrong” and careless use) of technology (re)produces exclusion and inequality at the micro level of everyday life.
Keywords: Digitalization, Technology, Migration, Exclusion, Racism
Lingue accettate: Italiano / English
Sessione Unica
Venerdì 26/9/25, ore 15.15-17.00, aula B102, primo piano
Arianna Giorgini (arianna.giorgini2@studio.unibo.it) (Università di Bologna), Piattaforme online e servizi digitali per migranti: tra eurocentrismo e co-progettazione dov’è la chiave per l’accessibilità?
Questo contributo intende esplorare le dinamiche di esclusione digitale che caratterizzano l’accesso ai servizi online da parte delle persone migranti, con particolare attenzione ai richiedenti protezione internazionale. Si riporterà l’esperienza di ricerca etnografica, effettuata nel 2022-2023 a Bologna, volta ad indagare le pratiche di progettazione, realizzazione e fruizione di piattaforme digitali per persone migranti. L’interlocuzione con vari soggetti coinvolti nei processi di digitalizzazione, congiunta all’esperienza lavorativa di operatrice legale, ha permesso di adottare uno sguardo critico e situato rispetto ai processi di transizione digitale dei servizi, pubblici e non, rivolti ai migranti richiedenti protezione internazionale. Gli strumenti etnografici hanno consentito di riflettere criticamente sull’efficacia della progettazione digitale per l’integrazione, dimostrando come approcci co-partecipativi possano fallire se non accompagnati da un ripensamento radicale dei paradigmi eurocentrici. In quale cornice di senso si inserisce la volontà di digitalizzazione? Quali strumenti vengono utilizzati per la progettazione delle piattaforme online per persone migranti? Con quali presupposti si indagano le esigenze degli utenti? Partendo da questi interrogativi si analizzeranno le criticità dei processi di digitalizzazione e le ripercussioni pratiche che le persone migranti vivono nella loro quotidianità.
Giovanna Santanera (giovanna.santanera@unimib.it) (Università di Milano – Bicocca), “All’ennesima chiamata inutile sono diventata scontrosa”: discorsi attorno agli usi “sbagliati” della tecnologia e pratiche di esclusione di persone migranti in Italia
Questa presentazione – che si basa su una ricerca etnografica condotta a Torino sull’intersezione fra tecnologia digitale e diritto d’asilo – prende in considerazione i discorsi che figure professionali che lavorano nel sistema dell’accoglienza e alla procedura amministrativa e legale della domanda di asilo politico producono attorno all’uso della tecnologia digitale da parte dei soggetti migranti che incontrano nella loro quotidianità lavorativa. A partire dall’analisi di alcuni casi specifici – per esempio la ridicolizzazione di alcune fotografie da parte di un gruppo di operatori sociali, la critica alla digitalizzazione “mal fatta” di alcuni documenti portata avanti da un avvocato e il disappunto di una avvocata per l’uso “irresponsabile” di WhatsApp – mostrerò come la delegittimazione continua e multiforme dei modi con cui i soggetti migranti scelgono di usare la tecnologia si traduca in pratiche di esclusione e silenziamento, delineando nuove forme di diseguaglianza e marginalizzazione, dove il digital divide non è tanto fra chi ha accesso alla tecnologia e chi no ma fra chi la usa nel modo autorevole e considerato legittimo dallo stato e dai suoi rappresentanti e chi no.
Davide Biffi (davide.a.biffi@gmail.com) (Università di Milano-Bicocca / Progetto SAI Valsassina), Dalla mediazione culturale alla mediazione digitale. Evoluzioni del rapporto interpersonale nei servizi di welfare per richiedenti asilo e rifugiati
“B. dice che non verrà all’appuntamento”; “abbiamo discusso con F. del contratto d’affitto proposto e me lo ha inviato”; “sul gruppo dell’appartamento abbiamo comunicato che…” “sai che non è facile parlare con lui, mi ha mandato un audio e non ho capito niente!”. Frammenti di dialoghi nei servizi di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati. Dialoghi il più delle volte intercorsi attraverso WhatsApp (con vocali o messaggi scritti in italiano, tradotti da apposite applicazioni). La comunicazione digitale integra (talvolta sostituisce) sempre più lo spazio di incontro reale: riunioni, appuntamenti, condivisione di informazioni, accompagnamenti e mediazioni da remoto. Gli incontri in presenza sono progressivamente sostituiti dalle applicazioni di messaggistica, da audio e video. Il lavoro degli operatori si semplifica da una parte (si riduce il numero di spostamenti, si raggiungono con un messaggio più persone, ecc.), ma dall’altra parte lo spazio per la relazione con le persone (“dal vivo”) è sempre più marginalizzato. Servizi e operatori si fanno sempre più immateriali e vengono “attivati” attraverso continui input, veicolati per lo più attraverso WhatsApp. Che tipo di relazione interpersonale è quella che si sviluppa in tali contesti lavorativi, sempre più mediata dalle tecnologie di comunicazione? Come muta il lavoro degli operatori? Come avviene la fruizione dei servizi di welfare, sempre più mediati dalla tecnologia?
