Speranze e (di)speranze generazionali: giovani, mobilità e futuro. Punti di contatto oltre la migrazione
Panel 22 / Quinto Convegno Nazionale SIAC “SPERARE / DISPERARE / DESIDERARE”
Matera, 25-27 settembre 2025
Proponenti: Gabriele Maria Masi (Università di Milano – Bicocca), Alessandra Turchetti (Università di Milano – Bicocca)
Abstract
Nei mobility studies, la speranza e la (di)speranza sono spesso analizzate in relazione alle esperienze migratorie, concentrandosi su individui o gruppi con background migratorio. Tuttavia, una prospettiva generazionale permette di ampliare questa analisi, evidenziando le interconnessioni tra giovani con e senza esperienza migratoria. Superando un approccio “migranticizzato”, il panel si propone di riflettere sulle traiettorie di giovani di diverse classi sociali, origini etniche e contesti nazionali, mettendo in luce aspirazioni, delusioni e strategie di mobilità condivise. Si intende esplorare come il futuro venga immaginato e negoziato da giovani con esperienze apparentemente differenti ma profondamente intrecciate.
Si invitano studiosi di antropologia, sociologia delle mobilità e Youth Studies a contribuire con interventi che rispondano a queste domande:
– Quali sono i punti di contatto tra le speranze e le (di)speranze di giovani con e senza background migratorio?
– Come la prospettiva generazionale aiuta a comprendere meglio le disuguaglianze sociali e le aspirazioni condivise tra giovani di diversa origine?
– In che modo istituzioni educative, mercato del lavoro, trasformazioni urbane e politiche di welfare modellano le prospettive future dei giovani, al di là delle categorie migratorie?
– Quali metodologie e approcci permettono di studiare le traiettorie giovanili senza ricorrere a categorie rigidamente etniche o nazionali?
Keywords: generazione, Youth Studies, demigrantizzare, mobilità, futuro
Lingue accettate: Italiano / English / Français / Español
Sessione Unica
Venerdì 26/9/25, ore 17.30-19.15, aula A116, primo piano
Matteo Gallo (oltreilritmo@gmail.com) (CREDO – Centre de Recherche et Documentation sur l’Oceanie), Cosmopolitismo decoloniale. Giovani kanak, impegno politico e mobilità in Francia metropolitana
Questo paper esplora l’impegno artistico e politico di un collettivo di giovani kanak che – per ragioni di studio o di lavoro – si trovano temporaneamente in Francia metropolitana durante un momento decisivo nella storia della Kanaky-Nuova Caledonia, segnato da una profonda incertezza sul suo futuro. In particolare, il paper ripercorre l’organizzazione di tre eventi pubblici avvenuti tra il 2018 e il 2022 in Francia. Basandosi sul concetto di cosmopolitismo decoloniale, l’articolo mette in luce come queste iniziative sfidino le dinamiche centro-periferia ereditate dal passato coloniale, promuovendo forme di radicamento nella “madrepatria”. Tali pratiche sono volte a riattivare memorie transnazionali silenziate e creare nuovi legami di solidarietà con movimenti politici locali.
Roberto Rizzo (roberto.rizzo@mail.com) (ACLS / Università di Milano – Bicocca), Emplotting Mobility, Embodying Divinity. The not-yet of young Sangir in an Indonesian border zone
The Sangir are semi-permanent settlers navigating the North-East maritime frontier between Indonesia and the Philippines, communities traditionally involved in fishing, trading and smuggling across the border. While some of the Sangir continue to live to this day at the margins of national projects, others have been incorporated as citizens, particularly around the Indonesian harbour town of Bitung. Since the 1990s, new generations of Sangir have been employed as workers in the sprawling industrial units of the city. At the same time, mobility and hope remain central tropes in the lives of the youth, who supersede the attainment of financial stability and affluence as the primary condition of desired labour. Working on Miyazaki’s notion of hope and exploring Bloch’s idea of the not-yet, the paper relates the life of a young Sangir worker, who traversed a highly wavering labour landscape as he experienced religious renewal.
Glauco Barboglio (glabarbo94@gmail.com) (Università di Milano – Bicocca), “Chissà, ognuno ha il suo modo di vivere la casa, infatti, boh, che fatica”. Etnografia dell’abitare collaborativo in provincia di Cuneo
A inizio 2025, all’interno di una borsa di ricerca presso UniTO commissionata da un’associazione di Busca (CN), ho condotto un’etnografia per indagare il mercato immobiliare degli affitti tra Busca e Saluzzo. L’obiettivo della ricerca era esplorare le percezioni dei diversi attori coinvolti sulla situazione abitativa delle persone tra 18 e 35 anni, le loro difficoltà a trovare casa dove vivere in autonomia, e la possibilità di creare progetti di cohousing in quei territori. La ricerca, per ragioni di contratto, è durata tre mesi, ma il tempo è stato sufficiente per aprire alcune riflessioni preliminari. Nelle parole di agenti immobiliari, sindacalisti, padroni di casa, lavoratori del terzo settore e persone giovani si trovano riflessioni complesse sul futuro (Appadurai 2013), la solidarietà sociale, il valore della proprietà privata e il diritto alla casa; si tracciano linee di separazione tra aree geografiche (la provincia vs Torino), generazioni (giovani v anziani) e gruppi razziali (italiani vs immigrati). La casa non è una semplice merce che si vende o affitta (Staid 2022), le persone vi applicano valori personali, poiché spesso le biografie delle case e degli umani si intrecciano in modi complessi (Carsten 2018). Gli spazi di sperimentazione esistono, ma non sembrano trovare, al momento, un dialogo col mercato e col contesto allargato della provincia di Cuneo, così come le persone più giovani – che hanno aspirazioni diverse dai percorsi di vita prescritti dalle generazioni precedenti, o che addirittura desiderano esplorare proprio per poter trovare percorsi differenti – sentono difficoltà nel trovare il proprio spazio abitativo.
Alessandra Turchetti (alessandra.turchetti@unimib.it) (Università di Milano – Bicocca), Generazioni in transito: appartenenze mobili e futuri negoziati tra i giovani di origine nordafricana in Italia
Le traiettorie dei giovani di origine nordafricana in Italia sono spesso lette all’interno di una narrazione binaria che li vede divisi tra il paese d’origine dei genitori e quello di nascita o crescita. Tuttavia, questa lettura rischia di appiattire la complessità delle loro esperienze, in particolare se osservate attraverso una prospettiva generazionale che mette in dialogo i vissuti di mobilità – reali e immaginate – con quelli di altri giovani, anche senza background migratorio. A partire dal progetto di ricerca “Growing Old, Feeling Like Citizens?” (Università di Padova e Milano-Bicocca), basato su interviste biografiche, focus group e osservazione etnografica in contesti urbani e provinciali, il contributo esplora come questi giovani elaborino identità fluide, ibride e transnazionali, in risposta a condizioni materiali e simboliche condivise con coetanei di diversa origine. Le loro aspirazioni e delusioni non si spiegano solo con il background migratorio, ma emergono all’incrocio tra processi di esclusione, dinamiche postcoloniali, trasformazioni del lavoro, mobilità sociale e digitale. La mobilità – intesa in senso ampio, come capacità (o impossibilità) di muoversi tra spazi geografici, sociali e simbolici – diventa un prisma per comprendere speranze e (di)speranze generazionali. Questi giovani mantengono connessioni con il Nord Africa e altre diaspore, rinegoziano significati legati alla religione, si confrontano con immaginari globali e spesso reinterpretano l’appartenenza in chiave diasporica e cosmopolita. Al tempo stesso, condividono con coetanei italiani le incertezze legate al futuro, alla precarietà lavorativa, e al ruolo delle istituzioni educative e di welfare. Il contributo propone così di superare un approccio “migranticizzato” per leggere la condizione giovanile come uno spazio condiviso di mobilità diseguale, dove le origini “etniche” sono solo una delle molteplici coordinate che plasmano le aspirazioni e i percorsi verso il futuro.
