Desideri digitali. Infrastrutture, mobilità, lavoro tra speranza e (disper)azione
Panel 15 / Quinto Convegno Nazionale SIAC “SPERARE / DISPERARE / DESIDERARE”
Matera, 25-27 settembre 2025
Proponenti: Anna Giulia Della Puppa (Sapienza Università di Roma), Eugenio Giorgianni (Università di Messina), Silvia Pitzalis (Link University)
Abstract
La mobilitazione dei desideri – generando ed estraendo valore e ricchezza – rappresenta da sempre una forza riproduttiva del capitalismo. Se il desiderio è al contempo lavoro e produzione di lavoro (Lefebvre 1996), oggi esso si avvale di reti infrastrutturali sempre più estese che, attraverso la “logistica digitale dei desideri”, incidono su territori, comunità, istituzioni e sull’assetto geopolitico globale. Tale digitalizzazione stimola mobilità complesse e interconnesse di individui, lavoro, merci, immaginari e simboli, creando reti di scambio interpretabili come spazi culturali in trasformazione. Tuttavia, il contesto neoliberista entro cui queste reti operano compromette aspettative e aspirazioni dei soggetti (Appadurai 2013), rendendo inaccessibile il tanto atteso “futuro prossimo” (Guyer 2007) e accentuando processi di precarizzazione che interessano le dimensioni economiche, sociali ed esistenziali (Tsing 2015; Ramsay 2020). Contestualmente, le aspettative e le delusioni prodotte da tali flussi generano una tensione strutturale e un dinamismo imprevedibile, che possono convertire la condivisione di speranza e disperazione in strumenti trasformativi e/o atti sovversivi, soprattutto per i gruppi marginalizzati. Il panel invita a riflettere etnograficamente sul rapporto tra i fenomeni della mobilità – migrazione, turismo, rituali, comunicazione, logistica – e il modo in cui le piattaforme digitali traspongono, canalizzano, stimolano e monetizzano i desideri.
Keywords: desiderio, infrastrutture, digitale, mobilità, lavoro
Lingue accettate: Italiano
Sessione I
Giovedì 25/9/25, ore 14.00-15.45, aula C102, primo piano
Francesco Bachis (francesco.bachis@unica.it) (Università di Cagliari), Tra desideri di successo e strategie di resistenza. Note su giovani venuti dalla migrazione e TikTok in Italia
La rapida espansione di TikTok, trasformando gli spazi privati in piattaforme di comunicazione pubblica (Kennedy 2020), ha contribuito a rimodellare le reti infrastrutturali dei social network e riconfigurare la dialettica delle aspettative tra le generazioni più giovani. In Italia, un ruolo non secondario in questo processo è stato giocato dai giovani venuti dalla migrazione (Bachis 2023, 2024). L’intervento intende riflettere sulla dialettica tra la mobilitazione dei desideri come forza riproduttiva del capitalismo e i processi di resistenza/rivendicazione che animano i contenuti di una parte dei giovani venuti dalla migrazione. La loro produzione su TikTok, sebbene non del tutto uniforme, sembra, infatti, far emergere una costante tensione tra due elementi: da un lato lo strumento digitale come luogo dell’aspirazione all’emancipazione (anche economica) dell’individuo, una aspirazione articolata secondo una tensione costante tra aspettative di successo e delusioni possibili; dall’altro una sua riconfigurazione come dispositivo di resistenza collettiva, in cui veicolare contenuti che contribuiscono a produrre una, seppur in larga misura implicita, voce subalterna. In questo quadro, la mobilità (dei padri e dei figli) emerge non solo come elemento caratterizzante della “condizione di seconda generazione” (Grimaldi 2022) ma anche come rivendicazione della possibilità di scelte plurime (a livello linguistico, lavorativo e di appartenenza).
Francesca Brunori (francesca.brunori@uniroma1.it) (Sapienza Università di Roma), Cesare Di Feliciantonio (cesare.difeliciantonio@uniroma1.it) (Sapienza Università di Roma), Desideri in transito: sex work, desiderio e sperimentazione identitaria nelle piattaforme del capitalismo digitale
In un contesto segnato dalla logistica digitale dei desideri, le piattaforme agiscono da snodi infrastrutturali che canalizzano e capitalizzano i desideri, ridefinendo accesso al lavoro, mobilità, stile di vita, immaginari del sé, aspirazioni e aspettative future. Il lavoro su piattaforma – nonostante la sua precarietà strutturale – si configura come porta d’ingresso immediata per persone migranti anche quando prive di documenti o competenze linguistiche offrendo forme di occupazione temporanea e accessibile, ma anche profondamente segmentata lungo linee di disuguaglianza di genere, razza e classe (Bauriedl & Strüver 2020, 2022). In questo contesto, il sex work emerge come dispositivo analitico privilegiato per approfondire come le piattaforme digitali possano fungere da mezzi per incanalare e tradurre i desideri in valore tramite la monetizzazione del capitale erotico. Attraverso l’analisi etnografica di percorsi di sex worker migranti a Milano e Palermo, il contributo vuole approfondire come il desiderio operi come forza dinamica, capace di fluire attraverso pratiche digitali e identità in costante ridefinizione. In questa prospettiva, la performatività del genere, del desiderio e della razza si intreccia con la precarietà economica e con le logiche estrattive del capitalismo delle piattaforme. Il sex work online si configura come un campo di sperimentazione soggettiva in cui la distinzione tra corpo, immaginario e valore viene continuamente negoziata. In questo scenario, il lavoro sessuale digitale diventa laboratorio di sperimentazione identitaria, in cui i soggetti negoziano simultaneamente vulnerabilità e agency, precarietà e progettualità, razzializzazione e imprenditorialità, desiderio e sopravvivenza. Questo contributo propone quindi di leggere il lavoro sessuale digitale come una pratica in cui il desiderio diventa motore di soggettivazione mutevole, frammentata e intersezionale, articolata attraverso temporalità precarie e traiettorie migranti.
Lawrence Jabs (lawrence.jabs2@unibo.it) (Università di Bologna), Border Work: Racial Labour in the Borderland
This paper explores the racialised labour of “border workers”– migrants who organise and sustain the smuggling and survival economies shaping movement along the Serbia-Hungary corridor and wider Balkan route. Based on extended ethnographic engagement in Serbia and Bosnia, the analysis shows how migrant labour underpins both the visible infrastructures of control (fences, camps, police operations) and the hidden infrastructures of mobility (guiding networks, logistics, informal services). Border workers perform essential roles – logistical coordination, emotional labour, and situated knowledge – while being subjected to heightened risks of violence, criminalisation, and disposability. Their roles are structured by race, heritage, and capital access, producing complex hierarchies that reflect and occasionally disrupt dominant power structures.
Annalisa Molgora (a.molgora3@campus.unimib.it) (Università di Milano – Bicocca), “Il futuro è qualcosa di serio”: rappresentazioni, mobilità e mobilitazioni nel Quilombo Frechal (Brasile) ai tempi della transizione digitale
La diffusione delle piattaforme digitali – intrecciandosi con altri fenomeni a carattere globale, come la crescente urbanizzazione e la migrazione verso le città – contribuisce a stimolare inediti adattamenti tra gruppi e reciproci scambi simbolici. In Brasile, le comunità afrodiscendenti denominate quilombos attivano da secoli continui processi di risemantizzazione identitaria volti a ottenere nuovi strumenti di rivendicazione dei diritti e la riappropriazione di una cittadinanza per lungo tempo negata. Nell’organizzare la propria resistenza simbolica, oggi questi gruppi utilizzano le reti tecnologiche e le risorse digitali come strumenti favorevoli all’affermazione delle politiche identitarie e alla creazione di nuovi ambienti pubblici di contestazione. Prendendo in esame la comunità quilombola di Frechal – prima in Brasile ad aver istruito un processo giuridico di riconoscimento – il presente contributo indaga alcune delle modalità di riarticolazione delle pratiche, dei saperi e delle cornici valoriali del gruppo conseguenti alla transizione digitale, cercando di mettere in luce i riadattamenti e le aspirazioni (tanto individuali quanto collettive) che tale processo alimenta. Il digitale, in tal senso, apre per gli abitanti di Frechal nuovi spazi sociali di desiderio e di mobilitazione, in contrapposizione o in sinergia con quelle prospettive di cambiamento generatesi dal più antico fenomeno di migrazione rurale-urbana.
Sessione II
Giovedì 25/9/25, ore 16.15-18.00, aula C102, primo piano
Eugenio Giorgianni (ceugenio.giorgianni@unime.it) (Università di Messina), Giuliana Sanò (giuliana.sano@unime.it) (Università di Messina), Piattaforme dell’accoglienza. Mediazione digitale e lavoro migrante nel settore agricolo in Sicilia
A seguito del generale processo di rifugizzazione che investe tutti gli aspetti dell’ingresso e della permanenza in Italia delle lavoratrici e dei lavoratori di origine straniera, il sistema di accoglienza si espande e si sovrappone ad altri ambiti sociali. Il contributo discute, a partire dall’osservazione etnografica del lavoro agricolo in Sicilia, il ruolo svolto dagli attori dell’accoglienza – in particolare del privato ‘sociale’ – nella mediazione lavorativa delle persone in mobilità, attraverso l’uso di strumenti digitali come le piattaforme social e quelle di incrocio domanda-offerta lavorativa. Tale mediazione si inserisce pienamente nelle narrative istituzionali della legalità, della pretesa neutralità del digitale e della lotta al ‘caporalato’ e al lavoro nero. Il settore agricolo, caratterizzato da una dipendenza strutturale dalla manodopera straniera a basso costo e da pratiche diffuse di informalità e di brutale sfruttamento delle fasce più vulnerabili della popolazione migrante, rappresenta un contesto cruciale per la costruzione e il conflitto tra le narrazioni, le dinamiche capitalistiche di mercato, le agency di mediazione e l’azione collettiva dei lavoratori. Gli strumenti digitali diventano degli straordinari catalizzatori delle speranze e dei desideri in mobilità, delineandosi come un nuovo fronte delle strategie di regolamentazione dei flussi transnazionali della forza lavoro. Allo stesso tempo, l’interazione creativa con le piattaforme consente ai braccianti di elaborare autonomamente forme di organizzazione del lavoro, aspirazioni per il futuro e autonarrazioni.
Amedeo Policante (policante@fcsh.unl.pt) (Nova Universidade de Lisboa), Walking Over Clouds of Desire: Camminando lungo le reti ottiche Google da Praia California all’hyperscale
Il 24 maggio 2022, la nave posacavi CS Ile de Sein getta l’ancora al largo di Praia California, posando un cavo in fibra ottica che collega la città portoghese di Sesimbra con la costa occidentale dell’Africa. Con un costo di oltre un miliardo di dollari, Equiano è uno degli investimenti più ambiziosi di Google fino ad oggi, eppure è solo un ramo di una rete privata in fibra ottica molto più ampia, attualmente in costruzione. Sulla base di lavoro etnografico e psicogeografico svolto a Sesimbra e a Lisbona, l’articolo indaga le molteplici scale del desiderio che danno forma – e all’interno delle quali opera – l’emergente rete privata Google. In primo luogo, considera Equiano nel contesto dei sogni tecnologici di Lisbona di diventare un hub digitale globale. In secondo luogo, colloca lo sbarco di Equiano nel contesto delle aspirazioni nazionaliste di un Portogallo che anela trasformare la sua marginalità europea e l’eredità coloniale in una fonte di valore. La terza parte riflette sul progetto Equiano nel contesto delle strategie aziendali e “speculative desirescapes” della stessa Google. Guardando in particolare ai recenti sviluppi nella regione di Setubal, l’articolo sostiene che gli investimenti di Google nella costruzione di un’infrastruttura proprietaria globale non solo facilitano e accelerano i processi esistenti di estrazione della rendita e di sorveglianza aziendale, ma hanno anche un’importante dimensione affettiva:plasmare il desiderio e incanalare il futuro nei loop infiniti del suo complesso cibernetico-circolatorio.
Anna Giulia Della Puppa (annagiulia.dellapuppa@uniroma1.it) (Sapienza Università di Roma), From the “jungle” to the city. Prime Video, immaginari urbani e desideri nell’era dell’estrattivismo sociale
Amazon non vende solo prodotti, ma costruisce visioni del mondo. In un contesto in cui le piattaforme diventano infrastrutture del potere, comprenderne il ruolo nella trasformazione urbana è essenziale per analizzare le nuove forme di esclusione e stratificazione che ridisegnano la città contemporanea. Le piattaforme digitali non si limitano a facilitare l’azione e le relazioni delle persone attraverso lo spazio o a distribuire contenuti, creando una spazialità aumentata nella quale si confondono i limiti tra pubblico e privato, ma modellano immaginari, costruiscono desideri, influenzano la percezione degli spazi urbani e partecipano alla loro trasformazione materiale. Questo contributo analizza il ruolo della piattaforma Prime Video nella produzione di narrazioni egemoniche sugli spazi urbani e di come questa attraverso l’infrastruttura logistica globale diventi un attore strategico nella riconfigurazione delle città contemporanee. Prendendo come caso di studio Atene e a partire dalla serie tv Greek Salad uscita sulla piattaforma nel 2023 e mettendole in relazione ad un più esteso “ecosistema di piattaforme”, si vuole mostrare come la semplificazione e l’appiattimento che la serie opera del contesto storico e politico della città, è funzionale alla sua trasformazione in un palcoscenico neutro pronto per il consumo globale che alimenta la gentrificazione e la turistificazione. L’infrastruttura di Amazon, che lega strettamente la produzione del desiderio alla logistica del capitale, si inserisce in un modello di accumulazione che estrae valore non solo dagli spazi fisici, ma anche dalla loro immagine e dalle reti sociali che li abitano, ridefinendo così il senso stesso di urbanità.
