Corpo che spera e dispera. Etiche individuali e deontologie di mercato nella circolazione di beni di consumo e servizi attraverso il prisma della corporeità
Panel 12 / Quinto Convegno Nazionale SIAC “SPERARE / DISPERARE / DESIDERARE”
Matera, 25-27 settembre 2025
Proponenti: Cristiana Panella (Musée royal de l’Afrique centrale, Tervuren), Isabella Clough Marinaro (John Cabot University, Roma)
Abstract
Le politiche neoliberali di circolazione a carattere estrattivo di persone, risorse e beni di consumo hanno sviluppato codici di trasparenza che implicano l’astrazione dell’etica individuale a favore di una norma collettiva tanto più omogenea quanto più gli ingranaggi di funzionamento e gli equilibri di potere dei sistemi di produzione e circolazione restano opachi. Tali sistemi funzionano grazie ad attori in fragilità spesso invisibili che rispondono a dinamiche di attesa, speranza e disperazione cui i prodotti di consumo e l’estetica asettizzata e globale che ne deriva sono nondimeno intrinsecamente legati. A partire da questa premessa il panel esplora le contraddizioni tra etiche individuali e norma ufficiale attraverso il discrimine del corpo proponendo, tra altre possibili tracce, le questioni seguenti: In che modo la speranza e la disperazione creano valori etici individuali in contesti di produzione a rischio fisico, psicologico o giuridico? (migrazione, attività di estrazione mineraria, attività informali/illegali, attività a contatto con entità inquinanti, attività in ambiente psichiatrico, ecc). Che rapporto c’è tra speranza/disperazione individuale e collettiva? Rispetto alla percezione incorporata dei sentimenti di speranza e disperazione, la produzione di beni e servizi di consumo tecnologici copre la dignità del corpo senziente che sottende la produzione e la circolazione di beni ad alta valenza mediatica e formale?
Keywords: speranza/disperazione, corpo, produzione, economia di mercato, etica
Lingue accettate: Italiano / English / Français
Sessione Unica
Venerdì 26/9/25, ore 17.30-19.15, aula B102, primo piano
Discussant: Lorenzo D’Angelo (Sapienza Università di Roma)
Samirah Jarrar (samirah.jarrar@univ-amu.fr) (Aix-Marseille Université / IDEAS), Gerarchie della disperazione, politiche della speranza: etica e trapianti d’organi in Palestina
Questa comunicazione si basa su un’indagine etnografica condotta in Palestina tra il 2022 e il 2024. In Cisgiordania, pazienti con insufficienza renale cronica vivono tra la prigione della dialisi e l’assenza di un programma pubblico di trapianti da donatori deceduti – conseguenza diretta dell’indebolimento del sistema sanitario sotto il giogo coloniale israeliano. Privati di alternative legali, molti cercano un trapianto all’estero, spesso in Egitto o in Turchia, accedendo al mercato nero e a reti informali dove la speranza si intreccia alla disperazione e alla vulnerabilità ontologica e politica. In questi scambi diseguali, soggetti già marginalizzati – malati e colonizzati – negoziano la propria sopravvivenza a scapito di corpi ancor più vulnerabili: i venditori di organi. A Gaza, tuttavia, medici e istituzioni locali hanno cercato di rispondere a questa disperazione con un programma pubblico di trapianti fondato sulla solidarietà. Un progetto pionieristico mirava, prima della guerra ancora in corso, a rendere possibile la donazione da parte dei “martiri” palestinesi uccisi da Israele. In un territorio assediato, dove la morte è sistematica, questa pratica trasforma il corpo ferito dalla violenza coloniale in fonte di vita per altri, e in gesto collettivo di resistenza. L’intervento esplora così le tensioni tra pratiche individuali e risposte collettive, tra economie morali e corporee della disperazione e della resistenza, tra bisogni atomizzati e speranza organizzata.
Linda Armano (linda.armano21@gmail.com) (Università Ca’ Foscari di Venezia), Discrepanze etiche tra narrazioni consumistiche globali, lavoratori in transito e frammentazione comunitaria indigena nel modello fly-in/fly-out delle miniere diamantifere dei Northwest Territories
Il contributo si basa su una ricerca etnografica che esplora le interpretazioni di attori in contesti socioculturali diversi sul concetto di eticità della certificazione del diamante canadese lungo la filiera. La ricerca si è svolta soprattutto in due gioiellerie italiane e a Yellowknife nei Northwest Territories. In contesto estrattivo alcuni interlocutori della comunità Tłı̨chǫ evidenziarono il problema del modello operativo fly-in/fly-out nelle miniere diamantifere che, trovandosi al centro di laghi, costringono i lavoratori a permanere nei siti minerari per due settimane al mese. I Tłı̨chǫ sottolinearono come la lontananza dei lavoratori indigeni dalla comunità causa lo sgretolamento dei legami culturali indispensabili alle comunità indigene per negoziare con il governo i loro diritti sulla gestione delle risorse nei territori. Per i Tłı̨chǫ il concetto di eticità delle campagne pubblicitarie della certificazione dei diamanti canadesi si scontra con il sistema di gestione del lavoro minerario che, per gli indigeni, non rappresenta solo una logistica di spostamento, ma è considerato un meccanismo che riproduce disuguaglianze socio-economiche e politiche. Tale gestione del lavoro non coincide con l’interpretazione indigena di “ecosistema etico relazionale” che collega il concetto di eticità a pratiche tradizionali di gestione del territorio unite a processi legislativi sui diritti territoriali che le comunità native negoziano con il governo e con le industrie estrattive.
Ambra Bergamasco (ambra.bergamasco@ucdconnect.ie) (University College Dublin), The Generative Body in Systems of Abandonment: Embodied Hope, Despair, and Ethical Disruption in Migrant Health Practices
This paper explores how undocumented migrants and asylum-seeking women in Turin, Italy, embody both ethical disruption and affective labour within contemporary systems of healthcare and migration governance. Drawing on ethnographic and somatic fieldwork, it argues that migrant bodies – typically excluded from economic production – nonetheless absorb and resist the extractive, depersonalised logic of global markets. Focusing on two field sites – Camminare Insieme, a voluntary health clinic, and Hotel Piemonte, a migrant reception centre hosting Clinical Dance Therapy (CDT) – the paper examines how hope and despair emerge as interwoven forces. These affective states are enacted somatically: hope appears as persistent, relational navigation of abandonment; despair as the embodied outcome of bureaucratic opacity and health precarity. Both are shaped by and respond to global systems of containment and control. Advancing abolitionist, feminist, and somatic epistemologies, the concept of the generative body is introduced: a body that produces care, knowledge, and resistance under systemic neglect. This body challenges the reductive ethics of humanitarian and neoliberal health frameworks, foregrounding relationality and vulnerability over detachment and efficiency. Ultimately, migrant health practices are framed as critical sites of ethical contention, where invisibilised bodies resist aesthetic and political indifference, insisting on new grammars of accountability and value.
