Panel 08

Children of migrants and Italianness: An anthropological look at a densely “social” relationship

Panel 08 / Quarto Convegno Nazionale SIAC “Il ritorno del sociale”, Sapienza Università di Roma, 21-22-23 settembre 2023

Proponenti: Giuseppe Grimaldi (Università di Trieste), Fabio Vicini (Università di Verona)

Discussant: Isabella Clough Marinaro (John Cabot University, Rome)

Abstract

The present and future place of children of migrants in Italian society is of great importance in current public discourse. Representations and stereotypes designed to question the belonging of these people to the national community abound, with particular emphasis on their alleged incompatibility with widespread ideas of Italianness. The concept of “second generation” has played a key role in Italy within both public and academic debates. Far from being a mere sociological descriptor, it represented a sort of device through which a gap continues to be traced between children of migrants and Italianness. Although fragile on both descriptive and epistemological levels, the concept can be rethought critically to grasp the performative power it continues to exert on the lives of Italian children of migrants. In this panel, we welcome contributions based on ethnographic or auto-ethnographic approaches that reflect on the relationship between children of migrants and Italianness in light of issues such as, for example, colonial and postcolonial legacies, new (and old) forms of transnational mobility or connectivity, how children of migrants experience the “context of origin” as well as engage in the Italian public space. The panel is conceived as a moment of reflection on these themes in view of the publication of a Special Issue of the journal Antropologia Pubblica (AP) tentatively titled “Children of Migrants and Italianness: Anthropology of the New Generations of Italy”.

Keywords: children of immigrants, Second generation, italianness, mobility, identity

Lingue accettate: Italiano / English

 

Sessione I

Giovedì 21/9/23, ore 14.30-16.15, aula III Multimediale, Primo piano

Giuseppe Grimaldi (giuseppe.grimaldi@units.it) (Università di Trieste); Fabio Vicini (fabio.vicini@univr.it) (Università di Verona), “Denaturalizzare” l’Italianità: Questioni e limiti di un concetto equivoco 

L’italianità, vissuta nelle sue diverse sfaccettature (identità, cittadinanza, appartenenza), è un concetto cardine quando si parla di figli di migranti nati o cresciuti in Italia, eppure rimane un nodo teorico poco analizzato. Nelle ricerche sui figli di migranti l’italianità viene sovente considerata un dato di fatto piuttosto che una categoria d’indagine da problematizzare. In questo contributo si intende esplorare le molteplici implicazioni dell’italianità e mostrarne il carattere performativo sulle vite dei figli di migranti. Partendo da un’analisi del termine all’interno del paradigma dello stato nazione, e nel quadro di un’episteme della modernità (Moe, 2001), è nostra intenzione mostrare quanto il concetto di italianità contribuisca a creare la categoria stessa di “seconde generazioni” quale costrutto a carattere differenziale. Allo stesso tempo il contributo si focalizza sulle tattiche che i figli di migranti mettono in gioco per riappropriarsi e ripensare l’italianità, ridefinendola a partire dalle risorse materiali e simboliche (dalle reti transnazionali, alle religioni, fino all’etnicità) che hanno a disposizione. L’analisi del rapporto tra italianità e figli di migranti illumina tanto le forme di marginalizzazione che contribuisce a produrre quanto il campo di possibilità che apre per la ridefinizione e ricostruzione degli stessi contenuti su cui si basa l’appartenenza nazionale.

Giulia Allegra Liti (giulia.liti@fieri.it) (FIERI Torino), Attivismo delle nuove generazioni e contrasto alle discriminazioni

Nonostante siano nati e/o cresciuti in Italia, i figli di migranti spesso non sono riconosciuti come italiani e possono essere discriminati per loro le origini, religione, nome o colore della pelle. Riflettere sulle discriminazioni dei figli di migranti, può essere utile per approfondire temi attuali nel dibattito pubblico, quali le politiche di cittadinanza, le disuguaglianze e gli squilibri di potere della nostra società. Il presente contributo si concentra sull’attivismo dei figli di migranti e sulle pratiche per favorire il protagonismo delle “nuove generazioni” e contrastare le discriminazioni. Grazie al posizionamento particolare di ricercatrice con retroterra migratorio, ho avuto la possibilità di partecipare direttamente a un progetto di attivismo civico promosso dal CoNNGI (Coordinamento Nazionale Nuove Generazioni Italiane) rivolto a cittadini di origine straniera. Si tratta di un caso particolare, poiché è progetto istituito dall’alto, dove i partecipanti hanno la possibilità di confrontarsi direttamente con politici e figure istituzionali. In questo contesto è possibile interrogarsi sui diversi valori attribuiti alla cittadinanza e sulle possibilità di partecipazione attiva dei figli di migranti.  Inoltre, è possibile osservare come gli attivisti si rapportano con le istituzioni e come affrontano il tema delle discriminazioni e delle loro conseguenze, mettendo in discussione il proprio ruolo e riflettendo sul mancato riconoscimento della loro italianità.

Andrea Famiglietti (andrea.famiglietti89@gmail.com) (Frontiera Sud APS), Nuove forme di italianità a Campolongo

La ricerca presente ricerca è stata svolta in un’area di Marina di Eboli denominata Campolongo, la cui densità abitativa è composta da lavoratori stranieri del settore agroindustriale. La presenza di questi lavoratori è aumentata negli ultimi anni grazie alla discreta natalità dei loro nuclei familiari. In risposta al fenomeno Frontiera Sud ha realizzato attività di doposcuola nelle quali è stato possibile osservare la relazione che intercorre tra i minori e i differenti contesti culturali in cui crescono. Grazie all’osservazione partecipante, allo scambio di informazioni con i docenti impegnati nell’attività e al coinvolgimento di alcuni genitori vengono qui ricostruire le modalità attraverso cui i figli italiani di migranti crescono. Emerge un contesto di partenza tutt’altro che stabile, dove il retroterra culturale di origine e quello economico rappresentano fattori di difficoltà non indifferenti. Ciò emerge soprattutto nel contesto scolastico, in virtù del rapporto di questi ragazzi con altre forme di italianità (dominanti ed istituzionalizzate) presenti sul territorio. Tali fattori sono acuiti dalle carenze linguistiche trasmesse dai genitori che generano, in alcuni casi, contrapposizioni e tensioni simboliche tra differenti universi di appartenenza. Tuttavia è proprio a partire da queste tensioni che alcuni ragazzi di Campolongo costruiscono il proprio sé secondo una dinamica che Cooley definisce dell’io riflesso.

Uchenna Joy Uzoije (uchennauzoije91@yahoo.it) (MAMRE Torino), “Nuove generazioni”. Tra radici e “italianità”

Partendo dalla mia esperienza come attivista afrodiscendente di “nuova generazione”, punto di contatto tra diverse identità culturali, talvolta contrastanti, e dal mio lavoro come mediatrice etno-clinica presso il centro MAMRE di Torino, il mio intervento vuole trattare di “nuove generazioni” di italiani* partendo dalla riflessione sulle parole utilizzate per descrivere e pensare le appartenenze plurime. Con il supporto dei (pochi) dati disponibili si tratterà del ruolo che le istituzioni, in particolare quelle scolastiche, hanno nel perpetrare pregiudizi e stereotipi che penalizzano di fatto l’accesso a posizioni lavorative “non stereotipate”. L’obiettivo è di affrontare in modo critico le difficoltà che ostacolano la costruzione di un senso di appartenenza partendo da paradigmi quali: “radici”, migrazione e “italianità”, tra assimilazione, mimesi e rifiuto. Mediante un’analisi comparativa con il caso delle “II generazioni” francesi, si affronteranno i rischi della ripetuta invisibilità alle istituzioni di una generazione in aumento. Al fine di utilizzare dei dati empirici che non provengano dalla mia sola esperienza, verranno presentati i risultati del progetto CHAMPS che nell’arco di due anni ha visto coinvolti 25 ragazz* afrodiscendenti nella lotta all’afrofobia e alla costruzione di una nuova narrazione sull’afrodiscendenza e le appartenenze “complesse”.

 

Sessione II

Giovedì 21/9/23, ore 16.45-18.30, aula III Multimediale, Primo piano

Andrea Priori (andrea.priori@sk.hs-fulda.de) (Fulda University of Applied Sciences), “The most beautiful country in the world!”. Italianness and immobility attitudes among migrants’ children with Bangladeshi origins

During the 2010s, the Italian-Bangladeshis experienced a massive flow of onward migrations to the UK involving thousands of young people; this contribution looks into the trajectories and rhetorics of those who decided to stay based on an ethnography carried out among the Bangladeshi collectivity in Rome between 2018 and 2021. The youths ground their choice not to leave on the one hand on a pervasive discourse of ‘Italianness’, which relies on an assimilationist concept of ‘integration’ and envisages the creation of an ‘Italian Islam’, and on the other hand on a counter-narrative of mobility that debunks a dreamlike imaginary of faraway places, questioning a connection between geographical and social mobility. Although the young interlocutors present their reflections emphasising a departure from the attitudes of their parents, the very idea of achieving social mobility without physically moving allows many of them to further elaborate on their own trajectories, and to reconnect these trajectories to those of the previous generation through the idea of an intergenerational mission of upward social mobility. If the migrant generation was forced to move abroad in an attempt to improve their socio-economic condition, young people believe they can climb the social ladder, and ‘fulfill the parents’ dreams’, by remaining in Italy, thanks to different structures of opportunity, and the continuation of a familial work ethic with strong class connotations.

Francesca Crivellaro (francesca.crivellar4@unibo.it) (Università di Bologna), “Di chi sono questi bimbi?” Italianità e cittadinanza negata dalla prospettiva dei genitori migranti

Partendo da una ricerca sulla genitorialità migrante svolta nei servizi educativi alla prima infanzia di Ravenna tra il 2012 e il 2014, il contributo esplora il tema della cittadinanza dalla prospettiva di genitori arrivati in Italia tra gli anni ‘90 e i primi anni ‘2000. La crisi economica del 2008 ha messo in discussione le aspirazioni dei migranti a una vita migliore per se stessi e le loro famiglie, evidenziando il loro status di “cittadini di seconda classe” e alimentando le loro preoccupazioni per il futuro dei figli. Le conseguenze sociali ed economiche della crisi hanno, infatti, innescato un backlash sul tema immigrazione che le successive crisi (“crisi dei rifugiati”, pandemia da Covid-19) hanno ulteriormente esacerbato, ostacolando gli sforzi per riformare la legge sulla cittadinanza. La progressiva sovrapposizione nel dibattito pubblico di questioni legate alla gestione dei flussi di richiedenti asilo da un lato e le istanze delle cosiddette “seconde generazioni” per una riforma della legge dall’altro, hanno inoltre pregiudicato il tentativo di sfidare la rappresentazione dominante di italianità. Dal punto di vista dei genitori, la cittadinanza formale è strettamente connessa al senso di appartenenza dei propri figli. La possibilità che questi possano percepirsi come “eternamente stranieri che non appartengono a nessun posto” in conseguenza della loro scelta di “fare famiglia in Italia”, mette in crisi l’idea che essi hanno di se stessi come “buoni genitori”.

Serena Scarabello (serena.scarabello@unipv.it) (Università di Pavia), “They said my son is afraid of white people … how is that possible, if white hands have helped him to be born?”. Black mothering experiences among second-generation women of Ghanaian descent in Italy

Drawing on the results of the research I am conducting as part of the WAD project (https://wad.unipv.it/), this paper focuses on the maternal experiences of women of Ghanaian descent, born or grown up in Italy and who have recently become mothers. It aims to analyse the “second generation condition” through the lens of motherhood, which allows to explore how feelings of belonging, views on social and gender norms, ideas of relatedness and practices (and claims) of citizenship may evolve in intergenerational relationships and over the course of life. Inspired by the literature on black mothering (Reynolds 2005, Dow 2019), which pushes for more attention to diversities and specificities of mothering practices resulting by racial and class variations, this paper will highlight the connection between mother’s hopes and struggles for children’s future and their navigation of citizenship (Suerbaum 2022). Indeed, the here analysed maternal experiences – located in the contemporary Italian context – still permeated by racial boundaries, processes of marginalization and generational labour precariousness – are shaped by the awareness of the challenges that Italians people of African descent encounter in daily life and in the process of upward social mobility, but also by the intention to transmit the hybrid cultural heritages that mothers built, growing up in scattered and diasporic kinship and friendship networks.

Thea Rossi (thearossi@yahoo.it) (Università di Chieti-Pescara), Relazioni, dinamiche interculturali nel contesto scolastico e universitario. Tra retorica e creatività

Attraverso le storie personali di vita di figli di migranti residenti in un’area geografico-culturale del centro Italia, si intende ricostruire come venga vissuto il loro rapporto con l’“italianità” e il ruolo svolto dal contesto di origine, coniugando lo sguardo sul presente e l’immaginazione del futuro. Si analizzeranno specificatamente le dinamiche di relazione/comunicazione interculturale nell’ambito dello spazio delle istituzioni deputate all’istruzione, quali scuola e università, con riferimento al “lavoro reciproco sui confini” e alle proposte per un approccio alla coesione sociale che consenta di ripensare ad un “noi” in senso multiculturale. Si vedrà come l’apertura ad influenze nuove contro l’idea di una presunta omogeneità nazionale è l’istanza che muove prioritariamente l’impegno degli studenti intervistati, anche per evitare la riproduzione di quella sottile violenza simbolica che induce a focalizzare l’attenzione solo sulle “origini”. Queste non sono da loro negate né essenzializzate, reputandole parte sostanziale del percorso personale di negoziazione identitaria nello spazio sia privato che pubblico.  I nuclei di indagine riguarderanno la storia migratoria della famiglia, le dinamiche intergenerazionali e il confronto sul progetto migratorio, la relazione con il gruppo dei pari e le figure istituzionali, nonché l’influenza che a tali fattori viene attribuita in merito alla regolarità/abbandono del percorso di studi.

Vuoi iscriverti alla SIAC?
Contattaci