Territori, ambienti e speranze cosmopolitiche nelle Americhe
Panel 07 / Quinto Convegno Nazionale SIAC “SPERARE / DISPERARE / DESIDERARE”
Matera, 25-27 settembre 2025
Proponenti: Manuela Tassan (Università di Milano – Bicocca), Javier Gonzalez Diez (Università di Torino)
Abstract
Il grido di dolore espresso dallo sciamano indigeno Davi Kopenawa ne La caduta del cielo (2018) esprime una disperazione di fronte alla distruzione di interi mondi ecocosmologici che, in studi recenti, è stata vista come una più radicale “paura della fine” (Danowski, Viveiros de Castro 2017). A fronte di ciò, alcuni sviluppi dell’antropologia americanistica hanno proposto di pensare a un pluriverso di mondi socio-naturali (Escobar 2018) che producono frizioni, equivoci e fraintendimenti (Viveiros de Castro 2004), ma lasciano anche intravedere la possibilità di rivendicare una “cosmopolitica” in cui ci sia spazio per attori umani e oltre che umani (de la Cadena 2010). In questi spazi di incontro, negoziazione o conflitto, che superano la dicotomia tra mondo rurale e urbano, si attivano forme di solidarietà e di azione politica e sociale collettiva. Il panel invita a riflettere su questi temi attraverso contributi etnografici sulle Americhe che, in una prospettiva cosmopolitica, esplorino come indigeni, afrodiscendenti e altri soggetti riarticolano disperazione e speranza nelle conflittualità e nelle ingiustizie socio-ambientali e territoriali, intrecciando talvolta intersezionalmente questi aspetti con la lotta alle discriminazioni di genere, alle diseguaglianze di classe e al razzismo.
Keywords: territori, ambienti, cosmopolitica, giustizia socio-ambientale, razzismi
Lingue accettate: Italiano / English / Français / Español
Sessione I
Venerdì 26/9/25, ore 15.15-17.00, aula A114, primo piano
Paride Bollettin (Masaryk University / Universidade Estadual Paulista), Cosmopolitiche di una diga in Amazzonia: i Mebengokré, Belo Monte e le tensioni tra speranza, disperazione e desiderio
La presentazione descrive gli impatti socio-cosmo-ecologici della diga di Belo Monte tra i Mebengokré della Terra Indigena Trincheira-Bacajá, nell’Amazzonia brasiliana evidenziando come questi mobilitino molteplici agentività nella costruzione di futuri in tensione tra speranza, disperazione e desiderio. La costruzione della diga ha causato impatti socio-ambientali evidenti nell’ecosistema locale, con il cambiamento del flusso delle acque del fiume che attraversa la Terra Indigena, e l’accelerazione dei processi di colonizzazione regionale. Al contempo, ha mobilitato le agentività creative attraverso cui i Mebengokré affrontano nuove dinamiche di relazione con la società non-indigena, con l’appropriazione dell’università e degli strumenti digitali. In questo panorama, la presentazione si interroga sulle modalità plurali attraverso cui i Mebengokré mobilitano una propria autonomia e protagonismo nella tessitura di futuri emergenti nei quali convergono esperienze cosmopolitiche di relazione tra soggetti multipli, Mebengokré, non-indigeni ed altri-che-umani.
Andrea Freddi (andrea.freddi@ulagos.cl) (Universidad de Los Lagos, Chile), Aislamiento y buen vivir. Fricciones (eco)extractivistas en la frontera norpatagónica
Los Cayun Panicheo son un lof mapuche binacional que habita desde fines del siglo XIX, la parte alta del valle del río Puelo, en la frontera norpatagónica entre Chile y Argentina. En los últimos años el lof ha estado al frente de la exitosa oposición a proyectos extractivos e inmobiliarios, reivindicando un novedoso “derecho al aislamiento” que entra en conflicto con la histórica demanda local por tener mejores servicios e infraestructuras. La oposición de la comunidad Cayun Panicheo se ha basado explícitamente en la defensa del küme mongen, o práctica mapuche de buen vivir. En línea con esto, una de sus principales estrategias de defensa territorial ha sido la propuesta de creación de un área de conservación ambiental. En esta ponencia se analiza la genealogía de las luchas de la comunidad Cayun Panicheo con el fin de evidenciar la disputa entre distintas esferas de valor y deseo que conciernen las percepciones del ambiente y los modos de relación entre humanos y no-humanos. La Patagonia se encuentra en un momento de reconfiguración como “frontera de conservación” y hotspot turistico, por lo que se impulsan inversiones y políticas “verdes” dirigidas a los nuevos mercados de los bonos de carbonos y de los servicios ecosistémicos. Se impone así una nueva forma de “territorialización basada en la conservación” donde conviven en fricción distintos proyectos: el “eco-extractivismo” de un capitalismo verde en busca de nuevas formas de acumulación; los deseos de modernidad de los pobladores no indígena, interesados en salir de las histórica condiciones de aislamiento; y la propuesta del lof mapuche, enfocada en los derechos ambientales y en la posibilidad de mantener la autonomía territorial.
Filippo Lenzi Grillini (lenzigrillini@unisi.it) (Università di Siena), Le traiettorie dei discorsi politici del movimento indigeno brasiliano, in una prospettiva di efficacia comunicativa interculturale
L’intervento si propone di analizzare i discorsi politici che si sono recentemente affermati in seno al movimento indigeno brasiliano e di comprendere, attraverso Il contributo teorico privilegiato di autori e autrici indigene, in che misura possano essere interpretati in un’ottica cosmopolitica. Attraverso indagini etnografiche multisituate – frutto della partecipazione a manifestazioni svoltesi a Brasilia e di ricerche condotte negli anni nelle Terre Indigene Xakriabá – è stato possibile fare luce sulle traiettorie di tali discorsi che, varcando i confini del territorio comunitario, si sono diffusi nelle aule universitarie grazie a programmi di educazione interculturale, per approdare all’interno delle istituzioni dove oggi siedono deputate e ministre indigene. Concetti come quello di corpo-territorio, che trae ispirazione dagli ecofemminismi comunitari latinoamericani e oggi centrale per le rivendicazioni del movimento, si dispongono all’interno di strategie comunicative caratterizzate da una creatività lessicale che permette al discorso politico di modularsi intersezionalmente nella lotta contro le discriminazioni razziali e di genere e per la difesa del territorio ancestrale e dell’ambiente. Critiche alla colonialità e al modello di sviluppo capitalista e concetti come biodiversità e sovranità alimentare vengono declinati attraverso nuovi termini che li connettono all’esperienza di vita comunitaria e alle cosmologie indigene, dotandoli di un’inedita efficacia comunicativa anche in ottica interculturale.
Patrizia Luen Ribolla (p.ribolla@campus.unimib.it) (Università di Milano – Bicocca), “Dal punto di vista di chi prima si organizza e poi ricerca i mezzi di produzione”: attivismo e costruzioni autogestite di sistemi abitativi socio-territoriali di qualità in Brasile
Il contributo intende presentare un esempio di integrazione socio-territoriale di sistemi abitativi di qualità nel contesto urbano di São Luís (MA) in Brasile. Tale progetto si basa su una ricerca etnografica condotta dal 2024 al 2025, avente come oggetto d’indagine la produzione sociale di abitazioni in autogestione promossa dall’União Nacional por Moradia Popular (Unione Nazionale per l’Abitare Popolare). Nel contesto di una nazione che sta ricostituendo i propri programmi di politica abitativa dopo la loro improvvisa interruzione durante il governo Bolsonaro, l’União si è attivata per dare un tetto alle famiglie senza fissa dimora, condividendo e facendosi portavoce di una necessità emergente e di un sogno, quello di possedere una casa, attraverso una produzione sociale delle abitazioni. Con questo concetto si intende un processo in cui le dimensioni ambientale e sociale si intrecciano nella co-costruzione territoriale. Esso prevede la partecipazione diretta delle persone che vivranno nel quartiere: coadiuvate nei lavori da consulenti tecnici, le famiglie diventano parte attiva nella scelta del territorio, nell’elaborazione del disegno urbano e dei progetti architettonici complementari. Il lavoro di ricerca presentato, quindi, mostra una visione di territorio culturalmente plasmato dai suoi residenti, un territorio sociale che ne incorpora la memoria e il modo di vivere, nel quale la dimensione relazionale tra collettività e ambiente diventa fondamento della costruzione ingegneristica dei quartieri residenziali.
Francesco Orlandi (f.orlandi@exeter.ac.uk) (Università di Exeter), Cosmopolitica del patrimonio indigeno nelle Ande centromeridionali: una etnografia archeologica tra equivoci, frizioni ed eccessi
Il contributo offre spunti teorici e metodologici per approfondire la ricerca sui conflitti ontologici innescati da prospettive divergenti sulla patrimonializzazione presso il Sito Patrimonio dell’Umanità UNESCO di Tiwanaku (Bolivia) e la Città Sacra di Quilmes (Tucumán, Argentina). Attraverso una etnografia archeologica condotta in collaborazione con alcune comunità indigene coinvolte nella gestione di questi importanti siti, la ricerca ha mappato assemblaggi discorsivo-materiali che restituiscono la complessità delle relazioni patrimoniali contemporanee nella loro profondità storica. La presentazione mette in luce lo “spazio di equivoco” (Viveiros de Castro 2004), tra memorie locali e aspirazioni universali, creato da politiche statali di riconoscimento e infrastrutture di sviluppo che promuovono la diversità culturale e il consenso delle comunità, offuscando, però, la conflittualità intrinseca a configurazioni moderno-coloniali fondate sulla separazione tra oggetto e soggetto, natura e cultura, passato e presente. Un orientamento pluriversale al patrimonio indigeno andino, attento alla lunga durata e alla sovrapposizione di diversi regimi di distruzione, cura e ricomposizione, permette di visualizzare soggettività politiche ecologicamente costituite che resistono la violenza inflitta loro, ampliando le possibilità di auto-determinazione e sovranità indigena dentro e fuori le poetiche e narrazioni autorizzate degli stati nazione e delle organizzazioni intergovernative.
Sessione II
Venerdì 26/9/25, ore 17.30-19.15, aula A114, primo piano
Giacomo Pasini (gi.pasini@unito.it) (Università di Torino), Un archivio nahua della perdita: deforestazione e lotte comunitarie alle falde di La Malinche (Messico)
La poesia nahua, le parole degli abitanti delle comunità indigene e le inquietudini di guaritori e guaritrici che operano alle falde del vulcano La Malinche (Tlaxcala-Puebla, Messico) danno forma a un vero e proprio archivio della perdita (Beneduce 2024). Da questo archivio emerge una forte consapevolezza rispetto all’agonia del territorio e al mutamento di una millenaria relazione fra comunità locali e montagna, di cui la severa deforestazione ne è un visibile segno. All’azione dei taladores – i taglialegna illegali – si contrappone quella dei collettivi locali indigeni, la cui attività in difesa dei boschi continua ad essere fondamentale per contrastare il disastro ecologico. Tuttavia, l’iniziativa di chi lotta in difesa del territorio è spesso ostacolata o criminalizzata dalle istituzioni, le quali lamentano la perdita di un immaginario “buon selvaggio ecologico”, salvo poi criminalizzarne l’agire, soprattutto quando questo mette in luce le ombre nella gestione del problema. Le persone interrogate in questa ricerca esprimono la consapevolezza di un mondo socioambientale che potrebbe finire sotto le violenze della modernità, a cui però affiancano un desiderio di riscatto (De Martino 2019), che mette al centro l’importanza sociale, culturale e politica del vulcano La Malinche.
Anna Pedrolli (a.pedrolli@campus.unimib.it) (Università di Milano – Bicocca), I diritti della natura tra equivoci e alleanze cosmopolitiche
Il 10 novembre 2021 la Corte Costituzionale ecuadoriana ha riconosciuto al bosque protector Los Cedros la protezione dei propri diritti, dando luogo a una delle prime applicazioni dell’istituto costituzionale della soggettivazione della natura. Oltre all’effetto immediato di tutela ambientale, il discorso giuridico sui diritti della natura aspira a promuovere un cambiamento socio-culturale più ampio, che implichi la ridefinizione del rapporto tra esseri umani e mondo non-umano. Tale anelito viene veicolato nel diritto e nella società da una precisa idea di natura, sulla quale si riversano diversi regimi discorsivi (Escobar 1996), che intersecano il diritto nella sua applicazione. L’ambito giuridico dottrinario, la fase giurisdizionale e il contesto locale di attuazione, in quanto portatori di modi di pensiero (Asad 1986) differenti, modificano il significato di natura e i desideri di futuro a esso correlati. Gli equivoci e le frizioni che si generano nel contatto tra dimensioni antropologiche dissimili costituiscono i luoghi concettuali di manifestazione delle differenze ontologiche (Viveiros de Castro 2004), ma possono anche diventare incubatori di alleanze nella formulazione di progetti politici condivisi (de la Cadena 2009). Confrontando le diverse accezioni di natura sorte nel contesto del caso Los Cedros, il contributo intende adottare la prospettiva cosmopolitica per offrire una valutazione degli esiti del nascente discorso dei diritti della natura.
Matteo Santalippi (ms591@st-andrews.ac.uk) (University of St Andrews), Recicladores de base in Ecuador tra riconoscimento, difesa del lavoro e dell’ambiente
Si stima che i raccoglitori informali di rifiuti (recicladores) costituiscano una forza lavoro di 15-20 milioni di persone a livello globale (ILO 2018; Maorais et al. 2022). In Ecuador, RENAREC (Red Nacional de Recicladores del Ecuador) ha avviato negoziazioni con il governo per ottenere il riconoscimento di questo gruppo di circa 20.000 lavoratori nel Paese, portando attraverso la Ley Orgánica de Economía Circular al riconoscimento delle attività di raccolta, classificazione e vendita di materiali riciclabili svolte dai recicladores come fondamentali per l’economia circolare. Tuttavia, tale riconoscimento resta solo nominale, poiché i recicladores non vedono garantiti diritti fondamentali, come l’affiliazione all’Instituto Ecuatoriano de Seguridad Social (IESS). Attraverso le proprie associazioni parte di RENAREC i recicladores sono tutt’oggi fortemente impegnati nell’ottenere il riconoscimento e la formalizzazione del proprio lavoro mescolando nel processo conoscenze rurali sulla gestione dei residui organici, visioni imprenditoriali per la vendita dei rifiuti inorganici come la plastica e forme identitarie di lotta operaia e ambientale. Partendo da questi presupposti, l’analisi propone una comprensione olistica del lavoro come forma di riproduzione sociale e impegno politico (Casmir e Carbonella, 2014) e si interroga sul ruolo dei recicladores ecuadoriani oggi, in gran parte donne e per la metà appartenenti alla terza età, come agenti di cambiamento sociale. I loro sforzi organizzativi nei diversi contesti locali delle città di Quito e Cuenca dimostrano il potenziale per futuri urbani più inclusivi, basati su forme di associazionismo e aggregazione non conformi alle dinamiche sindacali tradizionali.
Daniela Salvucci (daniela.salvucci@unibz.it) (Università di Bolzano), Offerte rituali alla Pachamama e cosmopolitica: speranze e frizioni tra indigenismo, turismo ed estrattivismo a Laguna Blanca, Argentina Andina
Negli ultimi due decenni, nel villaggio andino di Laguna Blanca (Catamarca), Nord Ovest dell’Argentina, i rituali di offerta di cibo, alcolici, sigarette e foglie di coca, dedicati alla Pachamama per il 1° di agosto, hanno acquisito una nuova dimensione comunitaria e pubblica, aperta alla presenza dei turisti. Dopo aver realizzato il rituale nell’intimità domestica e familiare, gli abitanti del villaggio si ritrovano in piazza per una celebrazione collettiva dell’offerta, alla quale prendono parte autorità indigene (caciques), quelle municipali e provinciali e turisti, ogni anno più numerosi. La celebrazione pubblica del rituale e l’accentuazione degli aspetti festivi e spettacolari di questo si accompagnano ad un processo di “turistificazione”, ma anche a uno di “politicizzazione”. Il rito collettivo, infatti, ha avuto un ruolo importante nella rivitalizzazione etnica indigena locale che ha portato alla formazione di otto comunità diaguita nell’area di Laguna Blanca (Delfino 2020). A partire dai dati prodotti durante lavoro di campo etnografico, condotto insieme al geografo Tobias Boos nel 2023, analizzerò il rituale di offerta del 1° di agosto come un’arena cosmopolitica (de la Cadena 2010) dove le speranze di giustizia sociale ed ecologica della popolazione locale sono negoziate, anche in modo contraddittorio e conflittuale, alla luce delle frizioni (Tsing 2005) innescate del progetto di sfruttamento minerario di questa zona nonostante lo status di Riserva della Biosfera.
