9 Maggio 2024

In ricordo di David Moss

di Angela Biscaldi

Ho appreso la notizia della scomparsa, alcuni giorni fa, del collega David Moss, Ordinario di Antropologia al Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell’Università degli studi di Milano, dal 2002 al 2010, con cui ho avuto la fortuna di lavorare per alcuni anni, affiancandolo come ricercatrice, e nei confronti del quale nutro profonda stima e affetto.

Da lui ho appreso la passione per la didattica (in anni in cui non era ancora una moda) osservando il modo meticoloso e puntuale con cui preparava lezioni e seminari per gli studenti le studentesse, a partire dalla costruzione della “road map” del corso che mi ha insegnato a fare e che da allora apre, in continuità con il suo insegnamento, tutti i miei corsi. Da lui ho ereditato l’interesse per i temi dell’etica della ricerca, che proprio David mi spinse ad approfondire, durante un primo seminario di metodologia etnografica che tenemmo insieme per i dottorandi di sociologia. Da lui ho imparato a leggere e ad apprezzare i passi più difficili Mary Douglas, la sua maestra, per me ostica, ma anche a condividere, con ironia, le riflessioni che, provocatoriamente, mi proponeva di tanto in tanto sulle “basi morali della società arretrata” nella quale mi è toccato nascere  e vivere e che costituiva per lui un appassionate, continuo, campo di indagine etnografica.

David Moss infatti aveva condotto negli anni Settanta e Ottanta ricerche sulla pastorizia e sul banditismo in Sardegna, e i temi del clientelismo e della corruzione della società italiana hanno continuato ad essere al centro dei suoi interessi per molti anni  (The Politics of Left-Wing Violence in Italy, 1969-1995, 1989, “The gift of repetance: a Maussian Perspective on twenty years of pentitismo in Italy”, 2001; “When patronage meets meritocracy: or, the Italian academic concorso as cockfight”,  2012, per citare solo alcuni titoli).

Di lui ho apprezzato caratteristiche non comuni nel mondo accademico italiano, come il disinteresse per ogni forma di espressione del potere, la consueta elegante gentilezza con cui si rapportava a studenti, colleghi, e amministrativi e una straordinaria generosità, la stessa con la quale, tornando a Leicester, mi regalò tutto quanto contenuto nel suo studio (libri, cd, quaderni, stampe, guide turistiche..) con la richiesta di tenergli da parte, in vista di un suo futuro ritorno, un solo testo, l’edizione originale di Evans-Pritchard, Witchcraft, Oracles and Magic Amog the Azande, che resta ancora appoggiato sulla mia scrivania, in attesa.

Nel 2010 David Moss ha deciso, all’improvviso, che l’Università italiana, con le sue logiche e le sue fatiche, non faceva per lui ed è tornato a vivere e lavorare in Inghilterra. Fu una decisione allora per me difficile da capire, che privò non solo il mio Dipartimento ma tutta l’antropologia italiana di una voce importante. Ora, a distanza di anni, non posso che provare gratitudine per gli anni, anche se pochi, in cui siamo stati colleghi, per l’imprinting di umanità e libertà che mi ha dato lavorare con lui agli inizi del mio percorso accademico. E sono certa che la stessa gratitudine provano anche gli studenti e le studentesse che lo hanno conosciuto.

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