Primo convegno nazionale della SIAC

Razza, razzismi, discriminazioni razziali: il contributo dell’Antropologia Culturale alla riflessione contemporanea

Nella ricorrenza dell’ottantesimo anniversario della promulgazione delle “leggi razziali” del governo fascista (novembre 1938), la Società Italiana di Antropologia Culturale intende dedicare il prossimo convegno biennale a riflettere sul tema della razza, dei razzismi vecchi e nuovi e in generale sulle molteplici articolazioni che le discriminazioni basate sulla razza e i processi di razzializzazione possono assumere nel contemporaneo.

La Sapienza Università di Roma
Facoltà di Lettere e Filosofia
8, 9, 10 novembre 2018

Nella ricorrenza dell’ottantesimo anniversario della promulgazione delle “leggi razziali” del governo fascista (novembre 1938), la Società Italiana di Antropologia Culturale intende dedicare il prossimo convegno biennale a riflettere sul tema della razza, dei razzismi vecchi e nuovi e in generale sulle molteplici articolazioni che le discriminazioni basate sulla razza e i processi di razzializzazione possono assumere nel contemporaneo. Da tempo la nozione di razza è stata destituita di valore dalle scienze biologiche e fisiche, che ne hanno dimostrato l’infondatezza dal punto di vista genetico. Tuttavia la dimostrazione dell’infondatezza scientifica della nozione di “razza” non ha scardinato una convinzione duratura, né impedito che vi si facesse ricorso per connotare delle collettività categorizzate come “altre” e trattate quasi fossero umanità diverse sulla base di qualità fenotipiche e di tratti culturali. La tendenza alla naturalizzazione delle differenze sociali e culturali e della loro gerarchizzazione è difatti persistente; acquisisce forme inedite che nascondono, assumendola come fondamento, una concezione essenzializzata ed essenzializzante della cultura (dalla quale l’antropologia culturale ha da tempo preso le distanze in modo critico). Il razzismo odierno, variamente definito “differenzialista”, “culturale” o “senza razze”, ripropone l’irriducibilità e l’incompatibilità fra “culture”, fra “etnie”, termini usati spesso come eufemismi funzionali per “razza”. Il fondamentalismo culturale giustifica pratiche di discriminazione, segregazione ed esclusione ai danni di gruppi e collettività reputati problematici, dichiarati indesiderabili e resi estranei alla “nostra civiltà”, come spesso ricorre nel senso comune e nella propaganda di matrice politica. Il ritorno mascherato di un pensiero strutturalmente razzista, che pretende di giustificarsi con la difesa di una presunta omogeneità nazionale, impegna l’antropologia, in quanto sapere che si assume il compito teorico di interpretare la realtà sociale, a riconoscere ed evidenziare il razzismo contemporaneo nella sua saldatura fra dimensione istituzionale, sentire popolare, discorso quotidiano, ricorrendo anche a prospettive comparative con la storia recente e il presente di altre realtà del mondo contemporaneo

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