Futuro

Antropologie del futuro, futuro dell'antropologia

Terzo convegno nazionale SIAC. Roma, 22-25 settembre 2021.
E’ aperta la Call for Panel (deadline 3 maggio 2021).

Come sarà il mondo dopo la pandemia? Come gli antropologi sanno bene, dalle crisi più drammatiche possono nascere grandi cambiamenti. Pianificare, immaginare, sognare il futuro è una dimensione fondamentale di ogni cultura e di ogni epoca, una “capacità culturale” (Appadurai 2014) dal valore fortemente creativo e tipicamente umano. Il convegno vuole riflettere sull’attualità di questa nozione e sulle diverse antropologie del futuro che si sono sviluppate nei contesti più vari. In questa prospettiva è inoltre fondamentale chiedersi come l’antropologia si sia adattata alla pandemia e come muteranno il suo statuto e i suoi metodi, in un futuro che potrebbe presentarsi radicalmente diverso dal mondo che conosciamo.

Per ragionare insieme su questi temi proponiamo alcune aree tematiche che ci sembrano importanti, invitandovi in ogni caso a fare proposte che moltiplichino i temi e amplino i campi di riflessione sul futuro.

Le concezioni del futuro prodotte in contesti e in epoche diverse rivelano una varietà di proiezioni immaginarie, speranze individuali e collettive, sistemi di valori e più in generale di progettualità tecnologiche, economiche e culturali. In quali forme si declina la capacità culturale di prevedere e costruire modelli di futuro nelle società studiate dagli antropologi?

L’accelerazione digitale a cui assistiamo nella pandemia si è tradotta in una maggiore pervasività della tecnologia nella vita quotidiana delle persone. D’altro canto, le politiche di confinamento e la riduzione delle mobilità mettono in luce la centralità della presenza e della fisicità come sfida all’annullamento delle distanze prodotto dal digitale. Quali sviluppi ci attendono per il futuro nella sfera delle comunicazioni?

Le rappresentazioni del futuro si rivelano oggi nell’articolata galassia di portali web e nella produzione audiovisiva e multimediale dei nativi digitali. Come interpretarne le tematiche e i linguaggi, intesi anche come espressione delle posizioni critiche degli autori?

La crisi ambientale è ineludibile e il suo acuirsi è stato messo in evidenza dalla pandemia, attribuita ad un salto di specie da parte di un ipotetico virus originario. La crescente prossimità tra tutte le forme del vivente – che si contendono spazi sempre più ristretti e condividono terreni che prima erano di loro competenza esclusiva – s’impone come caratteristica specifica del presente. Come si riconfigurano i rapporti tra l’umano, il vivente e i comuni spazi esistenziali in un futuro ad alta densità e interdipendenza? In che modo possiamo ripensare le relazioni dialogiche e polifoniche con l’ambiente?

Le disuguaglianze incrementate dalla recente crisi economica sono state inasprite dalla pandemia, rendendo più vulnerabili intere categorie di persone ed esacerbando la distanza tra l’Occidente e il Sud del mondo, facendo in questo modo riemergere con forza la questione post-coloniale. Quale contributo l’antropologia può offrire per contrastare questo fenomeno, ripensando i modelli di welfare plasmati dalle economie neoliberiste nei contesti locali e nelle dinamiche globali?

Con la crisi pandemica i processi migratori sembrano aver perso la centralità che avevano assunto nel dibattito pubblico degli ultimi decenni. Qual è il futuro delle migrazioni a fronte del riprodursi di stereotipi, di forme diverse di strumentalizzazione politica e di una crescente autoreferenzialità dell’Occidente? Come ripensare oggi i flussi transnazionali di persone in relazione al mutato scenario globale?

La questione di genere ha vissuto forme precipue di criticità, declinate secondo pesi e responsabilità differenti nella sfera privata e in quella pubblica sia negli ambiti familiari e parentali – attraverso nuove forme di assistenza e supporto rese necessarie dalla pandemia – sia nel mondo del lavoro, nelle istituzioni e nella sfera politica. Come leggere attraverso il prisma del genere vecchie e nuove asimmetrie di fronte alla pandemia?

Le politiche della salute hanno occupato un ampio spazio nel dibattito pubblico dominato dalla scienza e dagli scienziati, attribuendo una nuova centralità ai saperi biomedici. Tuttavia, la pluralità e la conflittualità dei punti di vista e l’emergere della natura politica delle scelte legate alla pandemia inducono una riflessione sul rapporto tra scienza e politiche della salute. Che futuro si prospetta nell’epoca post-pandemica in relazione alle dimensioni del corpo, della salute, del malessere e della cura?

Il lavoro ha subito notevoli trasformazioni in tutti i settori occupazionali. In che modo le etnografie permettono di leggere il rapporto tra presente e futuro del lavoro, gli esiti delle trasformazioni tecnologiche, la crisi che ha investito molti settori a seguito della pandemia, le riconfigurazioni produttive, organizzative, di ruoli e mansioni, la precarizzazione e l’insicurezza del lavoro e nel lavoro, durante e dopo la pandemia?

Il patrimonio culturale materiale e immateriale è una nozione chiave in grado di muovere sentimenti d’appartenenza, politiche identitarie, riscoperte del passato, riscritture della storia, interessi economici. La crisi pandemica ha determinato repentine trasformazioni nelle modalità di fruizione e di valorizzazione dei beni culturali, aprendo spazi di sperimentazione che sfruttano le tecnologie digitali. In che modo i musei etnografici in particolare e il patrimonio culturale in generale possono affrontare tali sfide? Quale patrimonio immaginiamo per il futuro prossimo?

Nuove memorie individuali e collettive hanno consentito di riconfigurare la vita quotidiana, nella straordinarietà della pandemia, attraverso linguaggi e stili noti e inediti, e attraverso la riscoperta di tracce lasciate nelle memorie familiari e comunitarie che raccontavano guerre, carestie ed epidemie dei secoli precedenti. Di fronte al moltiplicarsi di nuove pratiche memoriali attivate per rendere pensabile un evento imprevedibile come la pandemia, come possiamo ripensare le concezioni del tempo?

La digital ethnography e la internet ethnography sono diventate parte importante della cassetta degli attrezzi degli antropologi anche in terreni non direttamente connessi ai mondi digitali, una tendenza accentuata laddove le relazioni “in presenza” sono state limitate o precluse. In che modo la fase pandemica contribuirà a ristrutturare in maniera permanente le pratiche quotidiane degli antropologi e delle antropologhe del futuro?

Le proposte devono essere formulate in italiano e in inglese, specificando in quale lingua si terrà il panel.

L’iscrizione al convegno, come relatori, coordinatori o discussant, è totalmente gratuita.

Le modalità di iscrizione verranno comunicate in seguito.

Invia una proposta di panel

La proposta deve comprendere:

  • Lingua del panel (italiano, inglese o entrambi)
  • Proponente/i con relativa afferenza
  • Titolo del panel (in italiano e inglese)
  • Abstract (in italiano e inglese, max 400 parole)
  • 5 parole chiave (in italiano e inglese)
  • Max 4 riferimenti bibliografici
  • Eventuale discussant

Ogni panel, una volta aperta la call for paper, potrà ospitare un massimo di 8 interventi più l’eventuale discussant, divisi in un massimo di due sessioni.

Il convegno si terrà in presenza. Se tuttavia la situazione non lo consentisse si svolgerà online

Scadenze

4 marzo –  3 maggio: call for panel

13 maggio – 14 giugno: call for paper

Comitato scientifico 

Stefano Allovio, Francesco Bachis, Alberto Baldi, Elena Bougleux, Angela Cicirelli, Caterina Di Pasquale, Gabriella D’Agostino, Vincenzo Esposito, Anna Iuso, Ferdinando Mirizzi, Cecilia Pennacini, Dorothy Zinn.

Comitato organizzativo 

Francesco Bachis, Alberto Baldi, Elena Bougleux, Angela Cicirelli, Caterina Di Pasquale, Antonio Fanelli, Rossana Di Lella, Simone Ghezzi, Anna Iuso, Cecilia Pennacini,

Segreteria del convegno

Anna Iuso (convegnosiac2021@gmail.com)

 

Vuoi iscriverti alla SIAC?
Contattaci