Panel 30 / SIAC 2025

Desiderare l’Altrove tra speranze e delusioni: futuri (im-)possibili e percorsi di (im-)mobilità in prospettiva transgenerazionale

Panel 30 / Quinto Convegno Nazionale SIAC “SPERARE / DISPERARE / DESIDERARE”

Matera, 25-27 settembre 2025

Proponenti: Gloria Frisone (Università di Pavia), Aurora Massa (Università di Perugia)

Abstract

Negli ultimi anni, i concetti di speranza e desiderio, hanno svolto un ruolo centrale negli studi sulla migrazione. Parte di un’antropologia del potenziale, essi sono stati intesi come risorse individuali e collettive che consentono a persone e gruppi di rimodellare creativamente la propria posizione all’interno della complessa rete di relazioni, affetti, dinamiche di potere e condizioni di disuguaglianza. Tuttavia, nella dialettica tra regimi di (im)mobilità e agency, la letteratura si è spesso focalizzata su analisi sincroniche e temporalità autobiografiche. Questo panel propone di esplorare speranza e desiderio in una prospettiva diacronica e transgenerazionale. Come cambiano le speranze, i desideri e i linguaggi mediante cui sono espressi in relazione alla processualità storica, alle esperienze migratorie, alle fasi della vita? In che modo il desiderio (realizzato, irrealizzato o irrealizzabile) genera dubbi, incertezze, ansie e aspettative che superano l’arco di vita individuale per estendersi alle future generazioni? Quali contrasti e mediazioni si producono tra le generazioni? Non riducendo desideri e speranze non realizzati a una mera assenza, questo panel invita inoltre a indagare come questi continuino a influenzare il presente e il futuro dei soggetti migranti. Come si modificano le definizioni di “successo” e “fallimento” migratorio generando nuove e mutevoli rappresentazioni di “futuri possibili”, “delusioni” e “disperazioni” in chiave transgenerazionale?

Keywords: (im-)mobilità, speranza, desiderio, trangenerazionale, futuri (im-)possibili

Lingue accettate: Italiano / English / Français

 

Sessione Unica

Venerdì 26/9/25, ore 15.15-17.00, aula C102, primo piano

Bruno Riccio (bruno.riccio@unibo.it) (Università di Bologna), Da “eroi” ad “ambasciatori” delle politiche di (im)mobilità. L’iniqua distribuzione della speranza nel Senegal del nuovo millennio (2000-2025)

In Africa Occidentale, con la sua lunga storia di mobilità (De Brujin Van Dijk Voken 2001), i giovani vivono una condizione di crescente discrepanza tra le aspirazioni verso la migrazione come leva per forgiare il proprio futuro e le sempre più pressanti politiche di esternalizzazione delle frontiere atte a promuovere la loro immobilità (Kleist Thorsen 2016; Gaibazzi et al. 2017). Attraverso un’analisi diacronica (Degli Uberti Riccio 2017; Zingari et al. 2023), desidero discutere come un radicale cambiamento dei regimi di mobilità e della costruzione sociale delle migrazioni abbia impattato sulle dinamiche intergenerazionali delle famiglie senegalesi. Se agli inizi del millennio i migranti erano rappresentati nello spazio pubblico come “eroi” capaci di ricostruire il loro paese grazie a rimesse economiche e sociali oltre che progetti di co-sviluppo (Grillo, Riccio 2004), ora si vedono reclutati al loro ritorno come messaggeri di campagne che scoraggiano la migrazione internazionale (Mazzucato, Schenetti 2024). I giovani di un tempo, celebrati per la loro mobilità, diventano ora ambasciatori di un regime di immobilità nei confronti dei “cadetti” (Bayart 1979), dei loro “fratelli minori” e si ritrovano implicati nella criminalizzazione della mobilità e delle migrazioni internazionali in particolare. Il cortocircuito mediatico e politico, avvenuto in più di venti anni, si traduce in ambivalenze e tensioni intergenerazionali che interpellano impietosamente le contraddizioni delle politiche europee di migrazione.

Alejandra Carreño-Calderón (a.carreno@udd.cl) (Universidad del Desarrollo), “È stata dura, ma ora sono qui”: genere, speranze e resistenze nell’esperienza migratoria delle adolescenti latinoamericane in transito nel Cono Sur

La presenza di adolescenti nei flussi migratori in America Latina ha registrato un notevole aumento negli ultimi anni. Numerose pubblicazioni hanno evidenziato i rischi che corrono le adolescenti donne che transitano attraverso frontiere irregolari. Pur riconoscendo l’importanza di evidenziare i rischi e le evidenti lacerazioni che il processo migratorio impone alla costruzione della soggettività delle adolescenti, la presentazione intende indagare le loro percezioni riguardo all’esperienza migratoria e mettere in evidenza le risorse che traggono da tale esperienza con rispetto alla protezione della loro salute mentale. Sulla base di una ricerca etnografica dove sono state impiegate metodologie partecipative, ci chiediamo: Quale ruolo gioca il genere nella creazione di rischi associati alla salute mentale delle adolescenti migranti? Quali speranze e desideri emergono dall’esperienza migratoria e come si confrontano con quelli dei loro genitori ed altri adulti di riferimento? I risultati dello studio rivelano diversi livelli di partecipazione delle ragazze nella decisione di migrare, nonché un’elevata consapevolezza dei rischi associati alla migrazione irregolare. Inoltre, vengono identificati fattori che consentono di superare un paradigma che tende a rappresentare le adolescenti migranti unicamente come vittime. Nelle loro testimonianze, le giovani migranti riconoscono i rischi che hanno corso, ma sottolineano anche gli elementi di resistenza presenti nelle loro comunità e negli spazi in cui si inseriscono.

Giulia Maria Bouquié (giuliamaria.bouquie@unito.it) (Università di Torino), Desiderare l’altrove: aspirazioni educative e disuguaglianze strutturali

Anni fa, uno studente che a dodici anni aveva abitato già tre Paesi europei mi raccontava di aver trovato nell’Italia il suo “altrove”: non una meta geografica, ma la possibilità stessa di studiare, che negli altri Paesi gli era stata negata. Partendo dalla sua esperienza, propongo di interrogare il desiderio di altrove come aspirazione a una mobilità educativa e sociale, spesso inscritta nelle traiettorie migratorie, ma più trasversalmente connessa al sogno di una vita dignitosa. A partire da una ricerca etnografica condotta nel 2023 nell’ambito del progetto ITER “Crescere in Città”, che raccoglie l’offerta educativa rivolta a scuole e famiglie torinesi e ha l’ambizione di redistribuire le esperienze educative là dove più se ne sente il bisogno, analizzo le aspettative e le delusioni che bambini e famiglie, soprattutto in contesti di povertà educativa, associano alla scuola. In una città dove un quarto degli studenti delle primarie ha un retroterra migratorio, l’accesso all’istruzione si intreccia a barriere strutturali: diseguaglianze territoriali, povertà della mobilità, un “ascensore sociale” immobile, un razzismo invisibile che limita le scelte di vita degli studenti. Le narrazioni raccolte mostrano come l’“altrove” desiderato non sia sempre e soltanto un altro luogo, quanto piuttosto una possibilità di futuro. Il contributo si chiude con uno sguardo sulla dispersione scolastica come terreno di ricerca urgente, dove si manifestano e talvolta si infrangono le speranze transgenerazionali di riscatto.

Maria Molinari (maria.molinari@unipr.it) (Università di Parma), Dallo Sri Lanka all’Italia e ritorno. Rimesse ed esperienze transnazionali di lavoro tra imprenditoria e lavoro dipendente

Si presentano le rimesse dei migranti attraverso uno studio qualitativo multi-situato svolto tra srilankesi in Italia, in particolare coloro che lavorano prevalentemente nel settore alimentare e delle carni a Parma, e con i migranti di ritorno nella regione di Puttalam, svolto in Sri Lanka. Le rimesse, utilizzate principalmente per sostenere le famiglie nei Paesi di origine, giocano un ruolo chiave sia per bisogni immediati (sanitari, beni essenziali) sia per investimenti strategici (imprese, terreni, abitazioni). Si utilizza la lente del transnazionalismo per analizzare come i migranti combinano la loro vita professionale in Italia con attività imprenditoriali in Sri Lanka, sfruttando strumenti digitali per gestire operazioni a distanza. Questo modello riflette una doppia appartenenza culturale e professionale che consente loro di mantenere opportunità in entrambi i Paesi. Lo studio evidenzia anche come gli esiti delle rimesse sociali in loco (tra cui una diffusa cultura della migrazione) e le dinamiche familiari (incentrate sull’educazione dei figli), influenzino le decisioni migratorie e quelle del ritorno.

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