Panel 27 / SIAC 2025

Il desiderio infranto della natalità tra scelta e costrizione: dialogo tra antropologia e demografia sulla bassa fecondità

Panel 27 / Quinto Convegno Nazionale SIAC “SPERARE / DISPERARE / DESIDERARE”

Matera, 25-27 settembre 2025

Proponenti: Simonetta Grilli (Università di Siena), Rosa Parisi (Università del Salento)

Abstract

La forza dirompente della cosiddetta seconda transizione demografica (Van de Kaa 1987; Lesthaeghe 1997), e oramai terza transizione (Coleman 2006), appare destinata a rimodellare le società di molte parti del mondo (Micheli 2021; Billari 2024).L’Italia con la media di 1,18 figli per donna nel 2024 ricade pienamente nella zona grigia della fecondità bassa e tardiva con differenze territoriali tra nord e sud, tra aree urbane e periferiche o marginali, tra regioni dello stesso comparto geografico. Come ricorda Pier Giorgio Solinas (2004), le transizioni demografiche sono al contempo anche transizioni antropologiche o per meglio dire parentali (Viazzo 2022). Sono passati quasi venti anni dalla conclusione del progetto ELFI (Explaining Low Fertility in Italy) che ha esplorato in modo comparativo le culture riproduttive in quattro città italiane mettendo in dialogo i saperi e le metodologie di ricerca antropologica nel campo della parentela e delle culture riproduttive con quelli della demografia e della statistica sociale (D’Aloisio 2007).

Com’è cambiato in questi anni il quadro delle scelte riproduttive, dei desideri di avere o non avere figli? Su quali basi riprendere il dialogo fra antropologia e demografia?

Si attendono contributi che riflettano criticamente sulle questioni identificate, sul rapporto tra antropologia e demografia nel cogliere desideri, speranze, disperazioni delle scelte riproduttive o su altre possibili declinazioni del tema proposto.

Keywords: famiglia e parentela, bassa natalità, culture della riproduzione, Italia, demografia

Lingue accettate: Italiano / English / Français / Español

 

Sessione Unica

Venerdì 26/9/25, ore 17.30-19.15, aula C102, primo piano

Intervengono Pier Giorgio Solinas (Università di Siena) e Pier Paolo Viazzo (Università di Torino)

Aurora Massa (aurora.massa@unipg.it) (Università di Perugia), Giulia Consoli (giulia.consoli@unimore.it) (Università Modena – Reggio Emilia), Serena Scarabello (serena.scarabello@unipd.it) (Università di Padova), Fare e disfare desideri riproduttivi nelle migrazioni eritree, ghanesi e marocchine in Italia 

I comportamenti riproduttivi delle minoranze migranti sono da tempo un argomento caldo nei discorsi politici e scientifici sulla natalità in Italia. Le scienze demografiche hanno ad esempio interrogato il ruolo delle donne immigrate in questo scenario d’invecchiamento, proponendo tuttavia modelli esplicativi che hanno lasciato scoperta la complessità dei fattori, sociali, culturali e soggettivi in gioco. In che modo traiettorie migratorie e esperienze riproduttive si intrecciano tra loro? Come cogliere la molteplicità di fattori (genere, età, condizioni economiche, quadri giuridici, ecc.) che influenzano i loro percorsi di vita e gli eventi procreativi? Quali sono le prospettive delle donne migranti su tali dinamiche? Queste domande sono state al centro del progetto WAD (Women of the African Diaspora: “Herstories” Beyond Numbers in Lombardy), volto a esplorare traiettorie, desideri e fallimenti riproduttivi di donne delle diaspore eritree, ghanesi e marocchine in Italia. Sulla base di etnografie svolte in quell’ambito, questo paper intende indagare, da una prospettiva antropologica, sia come desideri e speranze riproduttive si “facciano” – e si infrangano – in spazi transnazionali sia come crisi economiche, precarietà legale ed esistenziale, processi di razzializzazione, scarti generazionali nonché plurali concezioni di femminilità e lavoro riproduttivo rimodulino, amplino o riducano aspirazioni e possibilità in merito.

Fulvia D’Aloisio (fulvia.daloisio@unicampania.it) (Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli), Età riproduttiva e tempo genealogico. Scelte di fecondità nella “lunga giovinezza” italiana

L’ormai stabilizzata bassa fecondità italiana richiede nuove riflessioni antropologiche, a partire dal controllo del tempo fecondo, così come operato dalle generazioni della seconda transizione demografica ed efficacemente descritto da Solinas, entro la sua nozione di tempo genealogico (Solinas 2004). L’intervallo di una lunga giovinezza, connotata da una “latest late transition” nel passaggio all’età adulta (Billari, Rosina 2004), è la cornice entro cui si colloca un progetto di fecondità spinto sempre più in avanti. In questo però è possibile leggere una discrasia tra il tempo fertile, così come biologicamente designato, e l’ideazione, cui segue la realizzazione, di un progetto di filiazione, secondo quanto già rilevava la Seconda Indagine Nazionale sulla Fecondità (INF-2, De Sandre, Pinnelli, Santini 1999). L ’età riproduttiva (età fertile), dunque, risulta tutt’altro che dilatabile, come rilevano criticamente ginecologi e sistemi sanitari, denunciando un ricorso tardivo anche alle tecniche di procreazione assistita. Il paper intende riflettere sulle caratteristiche propriamente antropologiche della trasformazione delle tappe del ciclo di vita, sul senso della lunga giovinezza nei cosiddetti giovani adulti, sulla strutturazione del tempo genealogico e sulle più complessive visioni del presente e del futuro entro le coorti della bassa fecondità.

Chiara Quagliariello (chiaraquagliariello@yahoo.it) (Università di Roma Tre), Quali speranze per quali futuri nazionali? “Disperazioni demografiche” e desideri riproduttivi a confronto

In un momento storico caratterizzato da crescenti preoccupazioni riguardo ai bassi tassi di fecondità in Italia e in Europa, l’intervento si propone di riflettere sul tema dell’infertilità tra  popolazioni comunemente considerate, all’opposto, particolarmente fertili, quali le popolazioni migranti di origine sub-sahariana e le popolazioni afrodiscendenti. L’intervento analizzerà in che modo le politiche nazionali volte ad aumentare i tassi di fecondità nella speranza di superare il cosiddetto inverno demografico – tra questi, i contributi economici e le estensioni dei congedi parentali, gli attacchi al diritto all’interruzione della gravidanza e gli investimenti sulle tecnologie di procreazione medicalmente assistita – vadano di pari passo alle politiche anti-immigratorie e il rafforzamento dell’idea di un presunto rischio di ‘sostituzione etnica’ da parte di popolazioni straniere o percepite come tali, non rispondenti alla norma etno-razziale nazionale. Da una parte, l’intervento si propone di de-costruire il mito dell’‘iper-fertilità africana’ spesso associata a corpi maschili e femminili razzializzati come ‘neri’. Dall’altra parte, si tratterà di mostrare fino a che punto le campagne pronataliste promosse in Italia e in Europa si iscrivano all’interno di una governance riproduttiva ineguale, selettiva e per molti versi eugenetica. Facendo riferimento al dibattito contemporaneo sulla giustizia e la cittadinanza riproduttiva, l’intervento esplorerà gli ostacoli incontrati dalle popolazioni non-bianche nell’accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita e le soluzioni messe in atto; tra queste, le circolazioni geografiche a fini riproduttivi, in contrasto ai crescenti nazionalismi demografici.

 

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